Non è un mistero che Mark Kozelek sia uno dei cantautori più prolifici della nostra epoca. Considerando gli ultimi 3 anni in cui l’ex Red House Painters ha rilasciato ben 3 dischi -in ordine: Benji, Universal Themes e questo Jesu/Sun Kill Moon- (e tutti i relativi side-project) potremmo dire tutto ma non che il signore in questione non abbia ancora una (lodevole) voglia di mettersi in gioco e produrre buona musica. Perché un conto è produrre un lavoro all’anno se non è si è nessuno e un altro lo è se si è gli autori di un piccolo capolavoro come  Benji.

Questa volta Mark però non è tornato da solo, bensì con il gallese Justin Broadrick -aka Jesu- un artista che in tutta la carriera ha sperimentato dallo Shoegaze alla musica ambiente, la cui univa e vera sta nel non aver mai composto un vero album capolavoro della sua carriera. Come al solito però, lo spirito, lo stile e i testi di Kozelek eclissano completamente quest’ultimo, facendogli recitare la semplice parte della controfigura. Pur nascondendosi dietro pseudonimi, gruppi one-man-band e collaborazioni, l’artista americano ha trovato il modo di produrre l’ennesimo lavoro estremamente personale ed intimo.

Se non conoscete Sun Kill Moon probabilmente la prima cosa che notereste durante l’ascolto di queste canzoni è il personalissimo modo di cantare del suo autore; il quale alterna cantato e parlato con una disinvoltura che nessun altro ha. I suoi testi, veri e proprio flussi di coscienza che scorrono con forza e vigore, conquistano dopo pochi ascolti. E’ lecito aspettarsi che tutti infondo vogliamo innamorarci davvero di Mark, delle sue riflessioni sulla vita, del suo concetto di amore, della sua filosofia. In questo album lo facciamo con calma, scoprendo parola dopo parola le piccole storie che Mark ci racconta come se fossimo seduti in un bar con lui a sorseggiare del buon vino.

I suoi testi chilometrici accompagnati da elettronica minimale e delle chitarre sporche sono una narrazione ed un’esaltazione delle piccole cose, di quelle riflessioni che a cuor leggero compiamo durante il giorno nei momenti più disparati, arrivando poi ad affermazioni dalla portata devastante, universale ed eterna. Ed è proprio questa la particolarità di un album che, nonostante alcune ostilità iniziali, riesce a farci coinvolgere, emozionare ed immedesimare. Perché proprio il doppio significato, il piccolo dettaglio, la parola non detta trasformano queste piccole storie di vita in qualcosa di più ampio.

Quando la poetica di Kozelek si unisce ai muri sonori di Jesu la faccenda però si fa ancora più interessante. Anche perché,  nonostante questo album sia marchiato a fuoco Sun Kill Moon, la sua primaria particolarità è la ricercatezza degli arrangiamenti decisamente più spinti rispetto ai lavori precedenti. La formula piace, colpisce; forse non brillerà per originalità, ma in un panorama musicale cantautorale asfittico come quello degli anni 10 (salvo le giuste eccezioni) questo è un disco che sa essere degno di nota. Il controverso Universal Themes è stato abbandonato in favore di un modo di scrivere più lineare ed emotivo ridefinendo ancora una volta ciò che è lecito aspettarsi da una nuova uscita discografica marchiata Mark Kozelek che stavolta ha trovato in Jesu un abile compagno per ridefinire a livello sonoro la sua musica.

Forse Jesu/Sun Kill Moon non sarà il disco dell’anno ma non sottovalutatelo. Sono sicuro che vi stupirà.