Ricominciano le lezioni, riprende vigore il dibattito sulle misure da adottare nel campo dell’ Istruzione. In Francia si parla già dalla campagna elettorale di riformare l’accesso universitario, oltre che particolari meccanismi di selezione degli studenti, e di nuovi investimenti nel settore dell’ istruzione.

L’obiettivo dell’ultima riforma presentata dal governo francese – e ancora non del tutto chiarita nella sua totalità – è quello di accelerare l’accesso al mercato del lavoro nel modo più diversificato possibile. Si vuole considerare questo processo in costruzione già negli anni delle scuole superiori e, soprattutto, diminuire il sovraffollamento universitario in favore degli istituti tecnici. La sfida al sistema vigente, che porta la faccia di Emmanuel Macron ma il nome del Ministro dell’istruzione Frédérique Vidal, non è esente da critiche, visto l’argomento del “numero chiuso” molto delicato e sentito nell’ambiente studentesco.

L’accesso libero a rischio. La Francia è uno degli ultimi paesi occidentali a non avere il test d’ammissione per entrare negli atenei statali, praticamente senza limitazioni. Quest’ultimo ventennio ha infatti dimostrato un aumento costante dei nuovi iscritti, con dati che fanno temere una sofferenza sempre maggiore delle università. Si prevedono infatti 40 mila nuovi studenti in più l’anno prossimo e 200 mila nei prossimi cinque anni.

Il premier Edouard Philippe e il ministro Vidal hanno puntato su un sistema che possa ridurre il sovraffollamento universitario schiacciando comunque l’occhio agli studenti politicamente potenti. Due importanti misure: consentire alle facoltà più pressate di fare una selezione più severa; l’investimento da un miliardo per aumentare i posti e per la costruzione di nuove sistemazioni. Nelle linee generali che sono state presentate, lo scopo sarebbe quello di migliorare la “selezione” da parte dei docenti al momento del diploma di istruzione superiore, indirizzando i ragazzi in base ai risultati ottenuti nella fase scolastica adolescenziale verso una facoltà più “consona”. La riforma punterebbe all’orientamento post liceale come meccanismo che si occupi di ragazzi “selezionati senza selezione”, quest’ultima una parola evitata nelle dichiarazioni pubbliche.

Una questione che merita attenzione. Un’eccezione importante è data dagli studenti francesi del secondo anno di Medicina, soggetti a una selezione molto dura per continuare il proprio percorso accademico. A causa di questo numero chiuso post-iscrizione molti sono costretti ad abbandonare la facoltà in itinere dopo il test “scoglio”. Introdotto nel 1971, e sempre più contestato, questo sistema per passare al secondo anno è stato affrontato anche dal presidente Macron che ha promesso, durante la campagna elettorale, di volerlo eliminare perché «inefficace e ingiusto».

I numeri suggeriscono la crisi di questo sistema a numero chiuso: più di 22 mila medici che esercitano la professione in Francia si sono laureati all’estero. Oggi sono un quarto dei nuovi iscritti all’Ordine dei medici della Francia. Tutto questo mentre il numero complessivo dei nuovi medici in Francia sta diminuendo, secondo i dati del Consiglio nazionale dell’ordine dei medici (Cnom). Il problema è pratico e si scontra rapidamente con la realtà di una popolazione sempre più povera di medici, dove la densità media è di 330,7 medici ogni 100 mila abitanti, e in certe regioni del paese si fa fatica a trovarne uno.

“L’università non può essere la soluzione per tutti”. Questa la frase che ha campeggiato in cima a numerose testate, ma non può essere ridotto tutto con uno slogan. Diminuire l’accesso ad alcune facoltà per favorire l’ascesa di altre specializzazioni meno “in voga” è sinonimo di lotta alla disoccupazione? In un sistema che richiede sempre più titoli ed esperienze – molte frutto di collaborazioni in ambito accademico – l’università può e deve essere la soluzione per tutti coloro vogliono studiare e lavorare seguendo le proprie aspirazioni. D’altro canto resta alto il tasso di abbandono dei corsi di studio universitari e una maggiore selezione iniziale potrebbe evitare una buona parte degli abbandoni. Dall’Università vogliono più fondi per gli atenei e meno porte chiuse agli studenti; il governo francese invece bassi investimenti e meno disoccupati mantenendo un rapporto privilegiato con alcune facoltà come Medicina e Giurisprudenza.

Il ruolo dei privati. La strategia della riforma punta anche all’inclusione di cliniche private e strumenti informatici per alcune facoltà sovraffollate, una su tutte quella di Medicina. Una soluzione che consentirebbe una “delocalizzazione” degli studenti dall’ambiente strettamente ospedaliero in favore di collaborazioni con altri centri privati. Che “il Presidente dei ricchi” – come è stato definito dalle opposizioni – stia cercando un compromesso che accontenti i rettori quanto i privati con l’acquolina in bocca? Una gestione chiarita ancora troppo poco per vederci davvero un piano definito sul settore Istruzione, da sempre oggetto di ampi dibattiti tra meritocrazia e accessibilità.