Marco Jacopo Bianchi, ai più conosciuto come Cosmo, è la nuova stella dell’indie italiano, noi di Withoutmusicians siamo andati al Wow Music Festival di Como per intervistarlo, ed ecco come è andata:

Sono le 16.30 e non fa caldo di più, come si dice a Milano: “si fa la schiuma”. Arriviamo davanti alla magnifica cornice del tempio Voltiano, direttamente vista lago, e Marco è lì che ci aspetta, con una birra in mano, ed una proposta super allentante: l’aria condizionata. Senza indugiare accettiamo l’invito e ci dirigiamo all’albergo dove alloggia con i suoi collaboratori e, dopo aver tirato un sospiro di sollievo per aver ricominciato a respirare, l’intervista comincia:

E: Ciao Marco partiamo con la prima domanda, così damblè, quando hai iniziato a suonare il tuo primo strumento e da lì come sei arrivato a fare l’insegnante di storia?

M: (Ride di gusto)

E: Ti piace la domanda vero?

M: Sì, non è che le due cose, abbiano una gran relazione. Il primo strumento che ho preso in mano era una chitarra costruita da me, penso di aver avuto 12 anni, l’ho costruito con una scatola delle scarpe, un righello da 50 cm ed un elastico di quello delle cartelline con cui lanciavi le robe ai tuoi compagni ed ho realizzato questa specie di chitarra basso. Poi io e mio fratello abbiamo preso una scatola di biscotti danesi, quelli al burro, abbiamo messo dentro un po’ di viti e chiodi ed infine coperto tutto con un po’ di scotch marrone, quello da pacchi per far sì che diventasse la pelle del rullante. Tra l’altro devo anche riprovare a ricostruirlo, magari viene un suono figo. Poi gli anni sono passati ed ho iniziato ad ascoltare roba tipo Gigi d’Agostino, poi mi sono appassionato ai Nirvana ed ho iniziato a suonare la chitarra intorno ai 16 anni. Nel 2000 ho iniziato a mettere i sintetizzatori e poi, pian piano, sono arrivato a quello che faccio adesso, che è tutt’altro. Però la relazione con la scuola invece ce l’ha l’altro mio percorso, quello parallelo.

E: Quindi sei Bipolare?

M: Sempre!! Ho fatto filosofia all’università, ho finito nel 2008 e poi ho iniziato a lavorare a scuola, in un istituto professionale. Per cui non c’è bisogno di graduatorie ecc. hanno un ordinamento diverso diciamo.

E: ti piace?

M: Sì, ho avuto anche qui un gap di 3 anni, ma quest’anno ho ripreso, insegno storia a gruppi e classi abbastanza tosti, nel senso che, all’80% non interessa niente di quello che sta succedendo. La sfida per me, è mantenere la classe in ordine, farli un minimo interessare, quindi, mi sono trovato in questo ultimo anno a dover inventarmi un percorso dove ho limitato la storia alla parte ultra contemporanea, cioè da dopo gli anni 50, in poi. Abbiamo quindi parlato di hippie, di punk, di moda punk ecc.

E: Ma loro ti vedono più come insegnate o come cantante?

M: Eh.. ultimamente hanno scoperto che canto infatti ascoltano le canzoni, e quando entro in classe iniziano a cantare: “Sento le voci, dai prof ci canti una canzone!!”. (Ride)

E: Effettivamente l’età è dai 14 in poi

M: eh sì però pensavo che non gliene fregasse niente della musica, invece si stanno prendendo bene, gli piacciono le canzoni.

E: Mi sembra un buon modo per..

M: O per perdere completamente il controllo, perchè hanno visto i videoclip, cioè hanno visto un video in cui praticamente sono nudo, giro nel bosco nudo, quindi screenshottata sta roba, girava nelle loro chat whatapp. Mi hanno detto “Guardi che gira sta roba”, e io ho detto: “Sapevo che sarebbe successo prima o poi, però quella è arte, il regista mi ha detto di fare così!”. Alla fine è la verità!

E: Passiamo alla seconda domanda, hai iniziato con i Drink to me, poi è uscito poi il tuo disco solitsta quando ti sei staccato da loro che è “Disordine”, ed ora “L’ultima festa”. Qual’è stato il percorso ?

M: I Drink to me appunto, appartengono ancora alla mia prima fase, dove facevo robe rumorose, post punk, noise, sempre con venature super pop in realtà, però eravamo molto più schizofrenici, molto più ruvidi, più acidi, e in quegli anni lì abbiamo iniziato a spostarci verso l’elettronica. Quando poi è venuto fuori questo progetto, io facevo già quelle produzioni, ma da solo, ed in italiano. Mi sono buttato in questo esperimento, ed ho avuto subito l’attenzione degli addetti ai lavori, ho potuto scegliere tra due booking grosse, due etichette discografiche super in voga, ed ho scelto la 42 records.

Il disco però non andò come ci si aspettava, poi è uscito un altro disco di Drink to me, nemmeno quello è andato come ci si aspettava, a quel punto ero sull’orlo del suicidio. Alla fine è uscito questo ultimo disco e si sta sistemando tutto. Il karma si è riequilibrato (ride).

E: è un trauma passare da cantare in inglese all’italiano?

M: No no no, se è successo è perchè è una cosa che mi è venuta spontaneamente, ero maturo per farlo. Forse perchè avevo delle cose da dire in più, rispetto a quando magari ho iniziato a suonare.

E: Magari perchè cantando in italiano, essendo la tua lingua, ti permette di esprimerti in un modo diverso e di usare delle parole diverse.

M: la prima cosa è: che ti capiscono, subito. Poi c’è un’ossessione troppo pressante sui testi, che non c’è per esempio in Inghilterra, lì possono dire stronzate, noi non possiamo, altrimenti sei frivolo, o sei stupido, o scrivi brutti testi. E poi l’altra cosa era che l’inglese era molto più sintetico. Ho provato ad usare l’italiano e ci ho provato gusto nel farlo, così ho iniziato a scrivere.

E: Penso sia la cosa migliore.

M: Esatto! Poi appunto, avevo il materiale e tutti mi continuavano a dire ma dai, ma è figa sta roba falla uscire, falla uscire, falla uscire, allora ho fatto sentire all’etichetta e si sono tutti subito interessati.

E: Ci sono altri artisti che collaborano con la 42 records, tipo Colapesce ed altri come è il vostro rapporto? Siete tutti una grande famiglia?

M: Ma chi Lorenzo? Si beh ma siamo amici, siamo tutti amici, ci siamo conosciuti ovviamente per via della musica, poi c’era stima reciproca, ci siamo beccati più volte e ci vogliamo bene.

E: Adesso cambiamo argomento e parliamo del tuo ultimo album, “L’ultima festa”, c’è molto di tuo, e io avverto oltre molte sonorità anni 80′, molto anche della generazione anni 80′. Come sei riuscito ad unire tutta quella che è la sonorità anni 80′ con l’elettronica fortissima e devastante, arrivando anche ai limiti della techno?

M: In realtà questa cosa degli anni 80′ l’ho sentita da diverse parti, ma io continuo a non trovarmi d’accordo, infatti persone di cui mi fido di più mi dicono si capisce bene che i tuoi anni di riferimento sono gli anni 90′. Ci sono sonorità di synth che sono anni 80, però in realtà il mio riferimento sono gli anni 90 come revival con tutte le sfumature della dance che ho ascoltato da ragazzino. Anche le cose contemporanee mi piacciono, in Italia c’è una scena techno invidiabile, sopratutto quella un po’ più scura. Ti dico due nomi: Donato Dozzi e Giorgio Gigli, sono persone che lavorano bene anche fuori dall’Italia, poi sì, mi è iniziato ad entrare in testa l’embolo della cassa dritta, cioè diciamo che la cassa dritta e la dimensione dance, è quello che ha fatto da collante per tutto. Da ragazzino una delle canzoni che ho amato di più è stata Corona the “the rhythm of the night”. Poi sai, il fatto di scrivere canzoni divertenti, con dei testi che non sono idioti al massimo.

E: Infatti passi da una parte estremamente assurda e cazzona fino ad arrivare a dire delle cose che sono super serie, seguendo lo stessa modalità inziale, come ti riesce?

M: Tutti mi dicono: “ah questa roba fa ballare, ma anche pensare”. I miei testi parlano di cose sentite, personali, anche l’ultima canzone uscita “L’ultima festa” sta andando bene, sta entrando un po’ nelle cose del tormentone estivo.

E: Come ti senti ti viene l’ansia?

M: No No, non era scritta per quel motivo, io l’ho scritta in inverno, l’ho scritta in spirito cazzone e basta. Ed è la prima volta che mi sono detto io voglio fare un pezzo che diverta, e che diverta me per primo. Quello era il mio spirito, non ho paura di dire cose banali. Io mi trovo spesso in quella situazione frivola, cioè, mi cacciano veramente da un locale perchè è finita, e quella situazione fa parte davvero della mia vita. Ho voluto fare una canzone su quello, poi succede questa cosa (del tormentone estivo), io non ci ho messo dentro la parola estate, non ci ho messo dentro niente, nessuna arruffianata, però sta succedendo. Invece c’è in giro gente pessima e becera che mette in giro canzoni per cercare di fare il tormentone estivo. I video con le spiagge, tremendo.

E: Gente che mangia l’anguria riva mare.

M: Sono molto contento che sia successo, che sia diventato un tormentone semplicemente dicendo quello che volevo (facendo il gesto dell’ombrello).

E: Ok Marco, adesso cerchiamo di tirare le somme; hai 34 anni, hai due bimbi, sei sposato. Per te è questa “l’ultima festa”?

M: No, infatti è stato interpretato male, cioè l’ultima festa per me era sopratutto il fatto che mi ero rotto le palle di stare dietro alla musica, ho detto: “bom dai”, e poi in realtà ho scoperto proprio ultimamente il perchè mi è venuta in mente quella espressione. Ho fatto un’intervista ad un tizio che si chiama POP_X, è uno dei musicisti italiani più originali che ci sono. Devi un attimo andare oltre il velo dell’apparente idiozia e basta, e cercare di capire l’operazione estetica che c’è dietro a quella roba. Lui mi ha detto durante un’intervista per ROCKIT, che per lui ogni concerto è come l’ultima festa della sua vita. A me questo tipo di frasi colpiscono un casino, è vivere come se fosse l’ultima festa, però non lo è. Uno dei pensieri che faccio spesso è proprio sulla morte, non perchè io abbia paura, ma perchè ogni cosa che mi viene detta a proposta come legge, come morale, mi fa pensare.

E: Quindi sei una di quelle persone che cercano di fare il più possibile, lavorare lavorare lavorare, o cerchi di stare bene e di godertela in un altro modo?

M: Secondo me il pensiero della morte ti può portare sia in quella direzione, sia in quella opposta tipo: non vale la pena di niente. Io sono un po’ nella metà, ho raggiunto la convinzione che voglio stare bene, dobbiamo stare bene. Quindi per me se la musica non sarà la mia via io subito cercherò di salvarmi, cambierò strada. Ero già pronto a farlo con questo disco in realtà. Devi salvarti ed io ho sempre cercato di procurami del benessere. Anche i figli, tutti a 30 anni hanno paura mi hanno sempre detto: “Marco le cose cambiano”, ma invece no, provaci!! Sono una figata.

E: Come sono i tuoi?

M: Sono bellissimi, uno ha 3 anni uno e 10 mesi, sono belli tosti, sorridono appena si svegliano. È bellissimo, dormiamo tutti e 4 nel lettone. Mi fanno proprio ridere.

E: C’è qualcuno al momento con cui vorresti collaborare sia italiano che non?

M: Direi Lorenzo Senni e Clap Clap. Sono due artisti elettronici italiani che mi piacciono un casino, mi piacerebbe cantare sulle loro produzioni. Anche se mi piacerebbe molto produrre dischi di altri, fare il produttore artistico. Prendere Tiziano ferro, e dire: “Adesso facciamo il disco insieme”, e io gli faccio tutta la produzione artistica i suoni ecc. anche se in quel caso dovresti scendere a compromessi, rispettare il tipo di pubblico, certe cose non le puoi sperimentare. Al momento però sto bene così, ho l’esigenza di continuare ad indagare su me stesso. Voglio ancora esplorare le mie strade.

E: Ti faccio l’ultima domanda, non ti chiedo se sei felice perchè mi sembra di avere capito di sì, ti chiedo allora se sei soddisfatto, se ti senti in equilibrio nel mondo, sei tranquillo?

M: mmmm No, no…. no. Ma va bene così, nel senso, mi annoierei credo ci sia bisogno di un po’ di tensione, io nn sono il tipo da calma piatta.

E: Ah! Mi stavo dimenticando, cosa vuoi fare da grande?

M: Vorrei fare il musicista produttore, in alternativa, insegnare ai licei, in alternativa…

E: L’astronauta

M: Volevo fare l’astronauta da bambino, ma troppo difficile, quando ho capito che dovevo studiare ingegneria ho mollato. In alternativa, se gratto un gratta e vinci e trovo un milione di euro, do 100 € a te (indicando me), 100€ a te (indicando la mia collaboratrice), e poi ai miei amici. Compriamo una casa sulle terrazze di Amalfi e facciamo una comune di artisti. Io produco dischi per artisti che vogliono venire, poi facciamo un B&B, poi…

E: Vuoi fare un sacco di cose da grande!!

M: E sì!! anche se credo che in realtà il mio sogno sia fare il musicista e il produttore!

                                                                                                    Elisa Donato

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