Ma qui tutto morde?

Massimiliano, mastro birraio ed esploratore

 

Mah… sì, il tramonto di Zara non è male,

ma quello di Gornja Jagodnja è due spanne sopra.

Nonna Olga, nonna e tuttofare

 

Premessa: io sono stata due settimane in campagna e, ovviamente, Tommi ha dovuto sopportare tutto questo, compreso il momento in cui sono scappata dal mare urlando che un masso sarebbe saltato fuori per agguantarmi.

I massi, un tempo, erano giganti spietati e antropofagi. Devo averlo letto su qualche rivista quindi è sicuramente vero.

Uno: strada. Passando per Cosina, una volta superato il confine vi ritroverete su un’autostrada a due corsie dove i local vanno velocissimi, vi sorpassano e vi suonano come se foste con un carretto della frutta nell’incrocio principale di Milano (che non so quale sia, Milano non la conosco). Insomma, rispettate i limiti e superate quando necessario, per il resto state nella corsia dei camion se non volete che uno di Zagreb vi affianchi per farvi gestacci e spaventarvi a morte.

Usciti dall’autostrada, ovunque siate diretti, non affidatevi completamente al navigatore perché ogni paesino è segnalato ed è bene che impariate la strada da soli. Questo non solo qua ma in generale nella vita.

Di notte è tutto poco illuminato quindi andate piano e con attenzione, a qualsiasi ora ci sono gattini, tartarughe e ricci che attraversano la strada.

Due: parcheggi. Sono quasi sempre a pagamento. Costano così poco che non vale la pena di fare i furbetti, vi voglio vedere poi alla policija a spiegare che un pauk si è portato via la vostra auto.

Tre: animali. Insetti: pieno. Aracnidi: pieno. Serpenti e bisce: pieno. Le vespe la fanno da padrone. Avendo il terrore cieco di tutto quello che ha più di quattro zampe mi sono informata a riguardo. Le vespe sono attratte dal cibo, soprattutto dalle sostanze zuccherine, mangiano i rimasugli di quello che noi consumiamo. Se vi si avvicina una vespa non fate scatti e non cercate di seccarla con le mani, se si sente aggredita non solo attacca ma secerne un feromone che ne attira delle altre.

La cosa affascinante di questo animaletto è che se vi fermate a lungo in un posto impara a riconoscervi, per gli autoctoni sono “domaće” – di casa, domestiche.

Quattro: mine. Pare non ce ne siano più ma nel dubbio non uscite dai sentieri. Qui c’è stata una guerra, è vero che baba Olga ha mandato le pecore in perlustrazione nei campi ma sai mai.

Cinque: Bora. La Bora è un vento fortissimissimo, se non ci avete mai avuto a che fare non potete avere idea di quanto sia forte. Se avete paura caricate dei massi in macchina, soprattutto se siete con una di quelle casette da camperisti che Dio solo sa a cosa vi servano. Le persone che sono cresciute qui, però, dicono che se si trova un muretto dietro il quale nascondersi non si potrà mai godere di un cielo più pulito e di un sole più caldo.

Sei: Adriatico. Splendido, cristallino, incontaminato, tutto quello che volete, ma pieno di sassi e sassetti e animaletti. Prima di andare in acqua munitevi di papuče apposite, non fate i coraggiosoni, è pieno di ricci e alghe che pizzicano, se vedete dei pesciolini lasciateli stare, a nessuno piace essere disturbato in casa propria.

In sunto: sì, qui quasi tutto morde ma, per usare ancora le parole di Massi, “Come faccio a restare? Si può coltivare il luppolo?”.

Non limitatevi ad andare al mare, l’entroterra è incontaminato e tutto da esplorare: andate a visitare i parchi, le rocche e le fortezze, andate a Novigrad e a Obrovac, al monastero di Krka, al lago di Vrana…

Fate amicizia con i vicini di casa, sarete amici per sempre e per sempre amici degli amici e quindi amici. E così via per le prossime quattro generazioni.

Prendete delle piccole abitudini, mangiate burek e imparate le parole più importanti: dobar dan, doviðenja, hvala, pivo, vino si dice vino. Consiglio il Pošip.

Se andate a trovare qualcuno preparatevi a una serata di chiacchiere e rakija e a non alzarvi finché non lo decidono loro.

 

Photo credit: Audrey Theodor Dada