La dinamica di gruppo indica lo studio e l’evoluzione dei rapporti tra individui all’interno di un gruppo, e tra il gruppo e il mondo esterno; è stata ed è tutt’ora oggetto della psicologia sociale, e le prime teorie al riguardo risalgono all’inizio dello scorso secolo. Dal momento che, come risaputo, l’essere umano è un animale sociale, le dinamiche di gruppo giocano un ruolo importantissimo nella vita di ciascun individuo.

Un elemento importante delle dinamiche di gruppo è il senso di appartenenza, che porta il singolo a sentirsi gratificato; non solo, ma il gruppo può rispondere a dei bisogni specifici dell’individuo, come il bisogno di sicurezza, o quello di affiliazione. Ci sono vari fattori che portano a sentirsi parte di un gruppo piuttosto che di un altro: banalmente, la vicinanza geografica, ma anche la somiglianza, intesa come somiglianza di valori, mentalità ed interessi. All’interno dei gruppi vi sono varie dinamiche e vari criteri che determinano, appunto, il tipo di gruppo e anche il comportamento dei membri. Ad esempio, il ruoloun insieme di aspettative condivise circa il modo in cui dovrebbe comportarsi un individuo che occupa una certa posizione nel gruppo.

Alex DeLarge e il dress code di gruppo

A questo proposito, tutti abbiamo presente che cosa significhi rivestire, all’interno di un gruppo, lo scomodo ruolo di capro espiatorio; per il gruppo è, invece, un ruolo molto utile, in quanto proprio sul capro espiatorio vengono proiettate dagli altri membri quelle caratteristiche che ognuno giudica indesiderabili per sé (pur possedendole).      All’interno dei gruppi vigono poi delle normedi solito volontarie che devono essere rispettate per garantire il mantenimento dello status di membro. Può trattarsi di norme comportamentali, ma anche legate al linguaggio o all’abbigliamento. Tra le funzioni che queste regole hanno, c’è la definizione delle relazioni con l’ambiente sociale; insomma, il relazionarsi con la realtà esterna e in particolare con gli altri gruppi in termini di collaborazione, competizione, conflitto, eccetera.

La presenza di altri membri del gruppo può catalizzare l’aggressività

L’individuo all’interno di una dinamica simile ci rimette quindi per quanto riguarda autonomia e indipendenza, poiché deve adattarsi se non vuole essere escluso. Al contempo, la perdita di autonomia è affiancata da una distribuzione della responsabilitàovvero le decisioni non vengono più prese dal singolo in quanto tale che così facendo si libera di molta della pressione legata a scelte e azioni individuali. Ed è proprio questa caratteristica tipica dei gruppi ad essere particolarmente pericolosa; le violenze e le aggressioni compiute da squadroni di persone diventano facili proprio perchè il senso di colpa viene ridistribuito tra tutti i membri; il classico meccanismo di pensiero del “se lo fa lui, posso farlo pure io”. Non a caso, uno dei pionieri della teoria delle dinamiche di gruppo ha vissuto e studiato nella Germania nazista.

A questo proposito, c’è un esperimento di psicologia sociale che divenne molto famoso per via dell’eccessivo coinvolgimento dei partecipanti e dei suoi risvolti etici. L’esperimento di Zimbardo, noto anche come esperimento delle carceri, ebbe luogo nel 1971 e si basava sull’influenza del ruolo sociale sul comportamento e sul benessere mentale di individui sani. Vennero reclutati degli studenti, poi suddivisi casualmente in due gruppi: i carcerati e le guardie. 

L’esperimento delle carceri di Stanford

carcerati rimanevano in cella tutto il giorno ( 2m x 3 in 3 persone), mentre le guardie lavoravano sempre in gruppi da tre; dopo sei giorni l’esperimento fu interrotto, poiché molti partecipanti rimasero emotivamente sconvolti o si trovarono comunque in un forte stato di stress; questo perché le guardie divennero presto aggressive ed ostili nei confronti dell’altro gruppo, maltrattando i prigionieri anche fisicamente. Le conclusioni tratte furono che l’assenza stessa di regole aveva reso necessaria l’adesione alle norme connesse al ruolo (fittizio) di carcerieri, spingendo gli studenti a comportarsi come credevano fosse loro richiesto. Inoltre, l’esperienza di gruppo aveva sviluppato il senso di responsabilità condivisa: ridotto senso di colpa, assenza di paura e vergogna e indebolimento del senso di responsabilità personale. All’epoca, e come ci si aspetterebbe, questo esperimento creò molto scalpore. Ad oggi, rimane una perfetta illustrazione delle derive più oscure che l’essere umano può prendere: la nostra storia è costellata di esempi di atrocità compiute da gruppi di persone.