Note: The songs on this album represent certain fantasies that might have been entertained by a young man growing up in the remote suburbs of a northeastern city during the late fifties and early sixties, i.e., one of my general height, weight and build. – D.F.

In una delle puntate precedenti scrissi interamente di un disco che, a parer mio, incarnasse alla perfezione questa rubrica. L’ultimo saluto, l’accompagnamento verso il riposo, sia esso con o senza sonno. Ho pensato che fosse tornato il momento di presentarne un altro. Tra le tante scelte che si potrebbero qui proporre, una spicca sulle altre: un disco autobiografico costruito come una conversazione a due tra ascoltatore e artista, l’ultimo dei quali nei panni allegorici di uno speaker radiofonico notturno, soprannominato Lester The Nightfly. Il disco in questione è appunto The Nightfly del 1982, la prima fatica da solista di Donald Fagen, allora ex leader degli Steely Dan prima della reunion di una ventina d’anni fa.

Un microfono posto sopra un giradischi, un orologio che indica le quattro passate, un pacchetto di chesterfield e un pulsante con cui prendere la diretta, andare on air e cominciare a presentare i pezzi intramezzati da racconti personali, questa atmosfera cerca di ricreare Fagen in dodici brani al limite della fusion, quando non dichiaratamente soul. È il viaggio notturno della falena della “stazione radio indipendente W J A Z, con musica jazz e e conversazioni dalle pendici del monte Belzoni” che accompagna il suo metaforico pubblico sintonizzato all’ascolto. In ogni brano è snocciolato un ricordo, una sensazione, un’esperienza corporea e non dell’artista nei suoi anni di prima formazione alla fine degli anni cinquanta: prime feste, primi amori, prime paure di un olocausto atomico.

Dal punto di vista tecnico il disco è degno di nota anche per essere il primo album interamente in digitale, cosa che sulle prime lo rese tutt’altro che un successo, accusato di avere un suono plasticoso e iperprodotto. Col tempo si rivelò un’opera di culto guadagnandosi lo status di longseller. Tra i musicisti presenti per le varie tracce ci sono, tra gli altri, Larry Carlton, Marcus Miller, Rick Derringer, Dean Parks e Jeff Porcaro, il tocco di molti dei quali essenziale per accrescere quell’aurea di jazz-pop che raggiunge le sue vette concettuali in versi come “I hear you’re mad about Brubeck, I like your eyes, I like him too”

È il canto confidenziale che Donald e Lester, facce della stessa voce, fanno ai loro rispettivi pubblici in un momento di assoluta tranquillità come è quello di una trasmissione a tarda notte di un’emittente radiofonica di genere jazz. Quello che con le dovutissime proporzioni cerchiamo di fare anche in questa rubrica.
“Tonight the night is mine” – The Nightfly

Andrea Fabbri