“Una bottiglia di rosso, una bottiglia di bianco, forse meglio una di rosè. Prenderemo un tavolo sulla strada, nel nostro vecchio solito posto. Io e te, faccia a faccia. Ti incontrerò quando ti va, nel nostro ristorante italiano.” Sono le parole che due indefiniti amici di vecchia data si rivolgono prima di ritrovarsi, nel loro vecchio ristorante italiano a New York, e scoprirsi così cambiati, ma in fondo gli stessi. Nuova vita, nuovo lavoro, addirittura una nuova moglie. C’è chi dei due ha perso peso e con gli anni è diventato ancora meglio, proprio come un bicchiere di buon vino, che se sommati portano all’ebbrezza che a suoa volta porta ai ricordi.

E allora i due amici cominciano a rammentare dei giovani giorni al Village Green, scarpe da muratore, giubbotti di pelle e stretti blue jeans. L’epoca in cui bastava gettare una moneta nel juke box e riascoltare quella canzone su New Orleans. Qualche birra fredda, sinestetica contraddizione alle molte luci calde di New York. Le nostre dolci, romantiche notti da teenager.
La serata di ricordi continua e diventa un pretesto per farne riaffiorare un’altra, di storia: la cosiddetta ballata di Brenda ed Eddie. Due innamoratissimi ragazzi che nell’estate del ’75 decidono di sposarsi, senza pensare troppo a tutto il resto. Optano per trasferirsi, comprare un nuovo appartamento con una soffice moquette e qualche quadro comprato da Sears, un letto con materasso ad acqua, così in voga negli anni settanta, comprato coi risparmi fatti sul pane per un paio d’anni. Una vita a cinghia stretta che crea le prime crepe in un’amore tanto bruciante e immediato quanto poco programmato. Dopo tutto finisce sempre così, con un divorzio e il ritorno alla vecchia vita, quella disimpegnata della propria giovinezza, salvo che in quei luoghi puoi tornare, ma ai quei giorni no.

Questa è la storia di Brenda ed Eddie, arrivati al massimo e tornati al minimo, e più non si può dire perché di più non si sa.
La serata tra i due amici è finita, così come il tuffo nei ricordi (il vino lo è già da tempo). È tempo dei saluti, dell’arrivederci al prossima rimpatriata, qualsiasi sia il proprio umore, nel solito vecchio ristorante italiano.
Tutto ciò non è un romanzo, né un film. È l’indimenticabile Scenes from an Italian Restaurant di Billy Joel tratta dal suo disco più conosciuto, The Stranger. Suite jazz rock di quasi otto minuti profondamente influenzata (a detta dell’autore) dal lato B di Abbey Road dei Beatles, è divisa in tre brani che spaziano dal rock ‘n’ roll al boogie woogie, dal jazz fumoso all’incedere epico tipico di un musical brodwayiano. Sforzo in cui Billy Joel esprime il suo massimo talento di narratore e rimatore, nonché ennesimo tributo alla vita newyorchese da parte del già autore di New York State of Mind.
Nonostante non sia mai stato pubblicato come singolo per via della durata, la canzone rappresenta uno dei massimi successi per critica e pubblico nella produzione di Billy Joel, sparsa come il prezzemolo anche in raccolte e dischi dal vivo.
Indipendentemente dal vino che sceglierete, dall’umore in cui state questa notte, buon ascolto. E buona notte.

 

Andrea Fabbri