Un giorno, qualche anno fa, camminavo per gli scaffali della sezione dischi di un noto megastore. Capitato davanti al classico cestone di sconti, ci buttai dentro annoiato un occhio e due dita per scorrere qualche titolo: principalmente compilation di genere, musica folclorica e vaste raccolte di artisti dei quali il diritto d’autore è evidentemente scaduto e quindi, secondo la legge vigente, morti da non meno di settant’anni. È in questa tipica cornice che mi soffermo su un articolo a 2,99€ che mi colpisce, se non altro perché non ne giustifico la presenza più che il prezzo già basso, cioè The Art Garfunkel Album, un greatest hits di metà anni ottanta pensato per la diffusione estera. È lì che mi sento colto alla sprovvista e penso: ma che fine ha fatto Art Garunkel?

Del percorso discografico (e cinematografico) post Simon & Garfunkel poco pretenzioso e del tutto che irrinunciabile qualcosa si sa, poi sì, qualche sporadico ritiro dalle scene, ma oggi, cosa fa Art Garfunkel?
Fortunatamente non è un’indagine così impossibile, il personaggio è pur sempre stato seguito mediaticamente, ma qualcosa di curioso si può riscoprire e rendere più noto. Ad esempio: il nostro dal 1984 al 1997 ha attraversato a piedi gli interi Stati Uniti, avventura culminata e riassunta nella pubblicazione Across America, un disco dal vivo; è un attivo lettore, se non profondo conoscitore di letteratura, cosa che lo porta in giro per l’Ameica a conventions in veste di opinionista e ad aggiornare continuamente il suo sito web di tutti i libri che il Nostro ha letto, anno per anno; momentane e munifiche reunion con il consorte di leggenda Paul Simon.

Quanto meno curiosa, detto senza alcuna accezione negativa, la vita di questo dottore in discipline artistiche, come curiosa ho sempre trovato la sua permanenza nel più grande duo newyorchese. Alto, ma come in ombra; solido sostegno al faro melodico e compositivo dell’amico Paul Simon, più luminoso anche nella cariera solista. Forse troppo ignorato? Come avrebbe egli stesso cantato nella canzone più famosa che porta la sua voce, “un ponte su acque travagliate”. E così intendo dare la buona notte.

Andrea Fabbri