Il Rockaways’ Playland era un vecchio parco giochi di divertimento allestito sulla spiaggia di Rockaway (quella cantata dai Ramones), nel Queens, New York City. Aperto nel 1902 e chiuso esattamente ottant’anni dopo, è stato un luogo leggendario per il divertimento newyorchese, un classico luna park americano con quel retrogusto fatiscente, perfetto ambiente di svago per i piccini e plausibile scenario amoroso per le coppiette. E di amore si parla in questa storia.
Una volta chiuso il parco è diventato un monolite dedito a celebrare un antica gioia, ora ricoperta di polvere. Le mille lampadine che un tempo ne coloravano le attrazioni si sono spente, spesso infrante per le intemperie. Le sue giostre, immote e consumate, sono diventate inagibili e pericolose, proprio come un vecchio cuore stanco che non riesce più ad aprirsi agli affetti. Ed ecco il gancio per la canzone di cui parlo oggi, un cuore infranto, quello che ti rende infido e insicuro anche dopo aver assaporato un barlume di luce in grado di riaccenderlo.

È quello che succede ai due protagonisti di Tunnel Of Love, brano dei Dire Straits, estratto dal disco Making Movies (e a un film questo brano si avvicina decisamente) pubblicato due anni prima della chiusura di Rockaways’ Playland, nel 1980.
Il pezzo, che si intitola proprio come una delle più famose attrazioni di qualsiasi parco giochi, si apre con un intro valzer preso dal musical di Broadway (tanto per rimanere nella festosa New York) chiamato appunto Carousel, costruito interamente dalle tastiere del Prof. Roy Bittan (preso in prestito dalla E Street Band). È dopo qualche secondo che entra la band al completo guidata dalla chitarra di Mark Knopfler per quelli che saranno cinque minuti di cavalcata rock a far da base a un piccolo romanzo rosa.
Le liriche narrano della vicenda di un ragazzo e una ragazza completamente soli e abbandonati. Massacrati da amori infranti e tragici, i due si incontrano per caso nel tunnel dell’amore del parco giochi e riscoprono l’antica fiamma in quello che sarà per loro uno dei sentimenti più sinceri vissuti da molto tempo. Seppur breve la loro storia è travolgente e avvolgente, ma sempre minacciata dall’insicurezza, dal timore che possa finire, proprio come la corsa sulla giostra. Ed è così, che inquieti e malfidenti i due si salutano, scambiandosi solo un pegno in segno di ricordo reciproco. Il protagonista maschile torna a vagare nella più tetra solitudine sentimentale, tornando di tanto in tanto tra le luminose ma quasi spettrali attrazioni del parco “dove le promesse vengono fatte”.

In linea di massima, lungi da me soffermarmi sulle componenti tecniche di una canzone. Il più delle volte non mi competono e anzi trovo ridondante leggerne, figuriamoci scriverne, ma per i due minuti che chiudono il brano è necessario fare una breve chiosa. La Fender Stratocaster di Mark Knopfler inizia a cantare, come fosse un coro di una tragedia greca, riassumendo il contenuto del testo e toccando una gamma di emozioni inesplorata fino ad allora da un assolo di chitarra elettrica. La sequenza di note comincia mesta e malinconica per poi arrivare un crescendo speranzoso e incalzante. Evocativo e trascendente l’assolo viene chiuso da un giro di piano come solo il Professore Roy Bittan riesce a sfoderare (ecco accontentati quanti pensavano che non potesse fare meglio di quanto già dimostrato in Darkness on theEdge of Town di Bruce Springsteen). La perfetta rappresentazione in musica delle cosiddette “farfalle nello stomaco”, una progressione di accordi trasognante che sfuma nel silenzio di quello che sarà e non ci è lecito sapere, se non rischiando e intraprendendo “un’umile corsa nel tunnel dell’amore”.

Insomma provate a vostro rischio e pericolo: staccate il vostro biglietto e imbarcatevi sulla giostra.
Buonanotte.

Andrea Fabbri