La vicenda è una tra le più note nell’ambiente rock pop. Il 28 giugno del 1984 il regista proveniente da quella schiera di cineasti che hanno dato vita alla così detta New Hollywood, Brian De Palma (CarrieScarfaceGli Intoccabili), gira un contenuto mediale noto come videoclip, così importante per l’epoca, per l’altrettanto importante canzone Dancing in the Dark di Bruce Springsteen, un monolite del decennio nonché singolo più venduto tra i tanti del Boss.

Ora il video, volenti o nolenti, lo abbiamo comunque visto tutti, se non altro per l’immaginario collettivo che ci ha consegnato: vale a dire, la possibilità che il beniamino che si va a vedere dal vivo possa scegliere proprio te (in questo caso specifico una giovanissima e ancora sconosciuta Courteney Cox) per salire sul palcoscenico e ballare senza pesnare a niente, al vuoto, alla voragine che ti può inghiottire. Cosa che, per altro, è il tema del brano come il titolo evita di nascondere con tanti giri di parole. Ballare, ballarci sopra e non pensarci.

Peculiare e ossimorico, inoltre, il testo del brano; come già detto è il singolo di maggior successo discografico e radiofonico di Springsteen. Un motivo allegro, pregno della solita speranza da american dream, malinconico sì ma che appunto garantisce danze sfrenate durante qualsiasi esecuzione sia essa dal vivo o in diffusione. Ma di cosa parla, effettivamente il testo? Della depressione più tetra, del vacuo terrificante, con qualche logico e indispensabile riferimento allo spasmo amoroso, tipico delle liriche springsteeniane.

Eppure la gente ci ha sempre ballato su, e forse proprio per questo rimane un classico graditissimo, e invecchiato sontuosamente (come l’autore…). Già, perché se è vero che il mondo si divide in due categorie di uomini, quelli che sono stati a un concerto di Bruce Springsteen e quelli che invece mai, allora i primi sapranno sicuramente che tutto questo discorso non nasce solamente da un videoclip, ma da un’esperienza reale e concreta. Bruce Springsteen, costantemente ogni sera, ad ogni concerto, rimette in scena in modo rituale il famoso video invitando sul palco una fortunata donna (sia essa ragazza o una docile nonnina attempata) per ballarci su. Puro intrattenimento certo, ma dopo tutto, si sa, non si può accendere un fuoco senza una scintilla.

Tutto questo ve lo racconto nella settimana che precede il ritorno di Bruce Springsteen e il suo insuperabile rock show con l’E Street Band in Italia e, se possibile, per cercare di convincere qualche ultimo sbadato a profittare dell’occasione per inserirsi nella prima categoria di esseri viventi sopracitata. Buonanotte.

 

Andrea Fabbri