È il 22 dicembre del 1962 a Barnesville, Georgia, il sabato prima di Natale. Jeanette Clark e J.L. Hancock, due sedicenni innamorati, decidono di reclutare qualche amico e una macchina, una Chevrolet del 54, appartenente al padre di Hancock, per spendere un loro romantico appuntamento. La Georgia non è poi così nota per le intemperie, ma la stagione non rendeva del tutto impossibile che, quella notte, piovesse, di quell’acqua che umidifica molti topos tragici. E infatti complici il traffico, la poca visibilità e la strada bagnata e impervia, la Chevrolet guidata da Hancock sbanda e finisce per schiantarsi contro un autocarro che trasportava tronchi di legno provocando la morte della coppia e le gravi ferite, fisiche e non solo, del resto della compagnia.

Per quale motivo raccontare un fatto di cronaca risalente a più di cinquant’anni fa e avvenuto dall’altra parte del mondo per chi scrive? Non foss’altro perché questo avvenimento, tragico e così romanticamente shakespeariano leggenda vuole che abbia ispirato il cantante soul Wayne Cochran, detto “il Cavaliere Bianco del soul”, per comporre nel 1961 la celebre hit Last Kiss. Leggenda per altro falsa. Cochran ha infatti composto testo e musica ben prima del fatale evento, ma a soli quindici chilometri di distanza dal luogo che qualche tempo dopo sarebbe diventato il capolinea della vita di quei due ragazzi, cosa che ha appunto alimentato tale leggenda.

Ora, Wayne Cochran non è l’oggetto di questa puntata, quanto invece lo è il suo brano Last Kiss, che si inserisce nel cosiddetto filone “teen tragedy songs” a cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta nato sulla scia della scomparsa di Buddy Holly, ovvero canzoni pop tutte riguardanti tragici incidenti automobilistici con la componente dell’amore spezzato.
Il testo struggente narra dunque di questi due innamorati che durante una notte piovosa sbandano con la loro vettura, si cappottano e perdono in sensi. Il primo a risvegliarsi è il ragazzo che, insanguinato, trova la sua amata in fin di vita. La solleva tra le sue braccia e lei, rinvenuta, gli sospira di stringerla forte per un ultimo, romanticissimo bacio prima di spirare.

Il ragazzo si ripromette così di condurre una vita giusta cosicché anche lui un giorno potrà arrivare in paradiso e rivedere la sua dolce metà.
Il brano in sé, così come rilasciato da Wayne Cochran, non ebbe gran successo. Ebbero più fortuna tre anni dopo J. Frank Wilson and The Cavaliers i quali ne riproposero un’efficace versione capace di arrivare in vetta alle classifiche e vendere un milione di copie. La stessa ricetta non funzionò per i canadesi Wednesday esattamente dieci anni dopo, nel 1974. Bisognerà aspettarne più di altri venti di anni per ritrovare il brano in classifica in una nuova veste, questa volta ad opera dei Pearl Jam la cui versione pubblicata l’8 giugno del 1999, esattamente 18 anni fa, divenne il loro maggior successo fino ad allora vendendo anch’esso quasi un milione di copie (cosa non da poco visto che Eddie Vedder e co. vantavano già la trilogia composta da Ten, Vs. e Vitalogy). I Pearl Jam devolveranno tutto il ricavo in beneficenza per i rifugiati della guerra del Kosovo. Una bella storia, un bel cerchio che si chiude con cui vi auguriamo una buona notte.

“I held her close, I kissed her our last kiss, I found the love that I knew I had missed.”

Andrea Fabbri