Dammi tre parole: Black Lives Matter. Il movimento internazionale di attivisti, a sostegno della lotta contro l’ingiustizia perpetrata dalla Polizia americana sugli afroamericani, è divenuto obbligato argomento di discussione negli ultimi quattro anni. E si sa, quel che approda nel dibattito pubblico finisce in un modo o in un altro nelle espressioni artistiche – e viceversa – in particolare nella musica. Perché il passo dalla frase, dal motto emblematico al coro, alla canzone è davvero breve.

I can’t breathe era stato il messaggio forte e chiaro che era passato attraverso le stampe sulle maglie dei giocatori dell’NBA, oltre che essere la duplice comunicazione di insofferenza verso le violenze degli “uomini col distintivo” da una parte e di solidarietà per le decine, centinaia – e forse migliaia – di vittime della temporanea follia armata dall’altra per mano di alcuni esaltati che hanno scelto il lavoro sbagliato. Ebbene, alcune popstar non si sono tirate indietro di fronte all’arduo compito di urlare il disagio che vive l’America, nera o bianca che sia. La morte non ha colore. E neanche la vita, ma è sempre più facile notare dopo (troppo tardi) la tinta della pelle.

Anche se la questione è molto delicata e capace di sfociare continuamente in scontri violenti ad ogni protesta popolare – alcuni arrivati ad essere vere e proprie esecuzioni sommarie di poliziotti bianchi – diversi esponenti del fatato mondo della musica, soprattutto della scena hip-hop, hanno dichiarato apertamente il proprio appoggio alla causa del Black people. Lo si legge a chiare lettere nel sito ufficiale di Beyoncé dove l’artista ha scritto “It is up to us to take a stand and demand that they stop killing us”. La stessa celebrità ha cantato parole che suonano come un inno in “Freedom”, forse il più cantato vista la statura del personaggio. Parole inequivocabili se ascoltate – come accaduto durante diverse esibizioni pubbliche, come quella seguitissima per il Super Bowl – su uno sfondo in cui vengono proiettate le immagini delle madri affrante di Trayvon Martin, Eric Garner e Michael Brown, di fatto le morti che hanno acceso il focolare della consapevolezza di massa (anche se c’era e c’è sempre stata):

“Freedom! Freedom! I can’t move / Freedom, cut me loose! Freedom! Freedom! Where are you? / ‘Cause I need freedom too!”

Ci sono artisti come Jay-Z che hanno donato migliaia di dollari a cause collegate al Black Lives Matter o che hanno direttamente pagato le cauzioni dei manifestanti arrestati durante gli scontri in strada alle “marce per i diritti”. Anche lui ha contribuito, sulla spinta della propria fama, a diffondere parole di vicinanza per gli attivisti, rappando in “Spiritual” parole dure:

“I am not poison, no I am not poison, just a boy from the hood that got my hands in the air in despair, don’t shoot! I just want to do good”

Citando un’altra stella della musica che ha dimostrato solidarietà verso questo disagio sociale che si è oramai propagato – nonostante qui in Europa sembri passata la moda dell’urlo nero – possiamo senz’altro riportare Arianna Grande nel brano “Better Days” in cui collabora con Victoria Monet e dice senza giri di parole (facendo scatenare i seguaci della artista nonviolenta che parla di “amore per rispondere all’odio”):

“Baby there’s a war right outside our window / Don’t you hear the people fighting for their lives?”

Sempre sull’onda delle mobilitazioni di piazza diversi artisti si sono precipitati sul web con composizioni, per così dire, d’urgenza. La velocità dell’informazione è causa e conseguenza di queste dinamiche così vitali per il pubblico tribunale morale: Tom Morello, chitarrista dei Rage Against The Machine, ha reso disponibile al download gratuito su SoundCloud un proprio brano dedicato a Michael Brown, incoraggiando i propri fans a donare denaro per ogni problema legale nel quale possono incorrere i manifestanti. Recita così “Marching on Ferguson” :

“A nation at half mast, figured I’d get the last laugh / Carving up that golden calf with a blow torch and gas mask”

E’ importante però chiarire che alcuni artisti hanno direttamente organizzato degli eventi di protesta a partire dalle loro esibizioni per attrarre gente e alzare la voce: Snoop Dogg e The Game hanno guidato una manifestazione a Los Angeles, e T.I. ha protestato ad Atlanta insieme a migliaia di attivisti. Ma quanto è significativo questo apporto artistico in una lotta tutta stradale? Considerando la portata che queste “frasi da stadio” hanno, non ci sono dubbi che il mondo dell’arte sia di fondamentale importanza per la pubblicità di battaglie che non possono passare inosservate e non possono essere coperte da notizie modaiole. E’ significativo come ci sia stata una sorta di class action di un mondo privilegiato, quale quello di alcune star assolute, che non è rimasto a guardare.