« L’affermazione di me stesso è solo nella morte. »

Cantava così Luca Abort in “Passione Nera” dei Nerorgasmo. Era il 1993 e in Italia i Nerorgasmo erano ormai una realtà dell’hardcore punk, probabilmente il gruppo di punta di un fenomeno che nella nostra penisola aveva preso lentamente piede circa quindici anni prima. Figli dell’ondata punk del ’77, i Nerorgasmo hanno visto la loro formazione travolta da eccessi, droghe, anarchia e nichilismo allo stato puro. Erano la rappresentazione massima del DIY italiano, tutto incentrato attorno ad un idea di rifiuto verso qualunque sovrastruttura.

Ma prima di arrivare ai Nerorgasmo bisogna fare un passo indietro, esattamente agli anni del liceo di Luca Abort e Simone Cinotto. Ci troviamo nella Torino di fine anni ’70, una città tanto grande quanto vuota di qualunque spunto culturale e artistico, una immensa cattedrale nel deserto intrisa del grigiore di quegli anni, frutto dell’industrializzazione forzata del territorio e di un tessuto sociale che non riusciva ad avere null’altro che una prospettiva torbida nei confronti del futuro. Era il decennio più nichilista del ‘900, lo stesso che scatenò la rivolta punk in Regno Unito. Nascevano in quegli anni i Blue Vomit composti da Simone Cinotto, Fabio Di Maggio e Enrico Falulera dopo che Cinotto aveva preso ispirazione guardando un servizio sui Sex Pistols in tv. Di Maggio e Falulera erano gli amici di sempre, gli stessi con i quali Simone Cinotto aveva passato l’adolescenza ma che non erano esattamente il tipo di persone di cui Cinotto avrebbe voluto circondarsi in quegli anni, lontani dalla sua prospettiva sia musicale che di vita. Luca Abort subentrò poco dopo, quando vide per la prima volta in concerto al suo liceo i Blue Vomit. Ne rimase così colpito che cominciò a frequentare la loro sala di registrazione, nonostante il mondo punk e la sua formazione musicale fosse completamente lontana dalla proposta dei Blue Vomit. Quello fu il momento esatto in cui la parabola Cinotti-Abort ebbe inizio, specie quando Luca entrò a far parte della band dopo che Fabio Di Maggio partì per la leva militare. Da lì nacque il loro primo lavoro, una musicassetta dove erano incisi i loro primi pezzi “Non mi alzo in pullman”, “La sfiga della suora”, “Vivo in una città morta”, “Fotti il mito”.

“Non mi alzo dal pullman” è forse il pezzo che meglio rappresentava lo spirito Blue Vomit. Nel testo è raccontato il rifiuto di cedere il posto agli anziani nel pullman, che diventa di conseguenza il simbolo di una ribellione ai codici imposti dalla società. Erano gli anni della gioventù, la metafora aveva sicuramente un sapore quasi adolescenziale, ma pose la pietra angolare ad un percorso artistico che si rivelerà la più forte risposta di rifiuto mai data dal panorama hardcore italiano. La rabbia dei Blue Vomit era pura, senza alcun filtro, e senza alcun tipo di retorica, sputata in faccia senza mezzi termini. “Vivo in una città morta” è l’altro capolavoro nichilista delle prime fatiche dei Blue Vomit, dove viene espresso tutto l’odio nei confronti della Torino di inizio anni ’80. Nei brani si sente tutta l’essenza di Luca Abort, nonostante quei brani fossero ancora proiettati verso una ottica di denuncia sociale. E’ l’inizio di un percorso fatto di droghe ed eccessi, di paranoie e odio espresso completamente nei testi di Abort.

In città però cominciava a respirarsi una aria diversa grazie alle varie ondate punk statunitensi e britanniche. Da una parte i primi gruppi a pensare all’idea di occupazione, dall’altra gli anarchici. I Blue Vomit erano nel mezzo, specie Luca Abort e Simone Cinotti che rifiutavano qualunque posizione politica di sorta, semplicemente rinchiusi nelle loro letture di Nietzsche e Rimbaud, grande fonte di ispirazione alle loro posizioni e al loro pensiero. I Blue Vomit erano rimasti in strada, senza assumere una esatta posizione. La band cominciava lentamente ad assaporare il declino, e Luca Abort e Cinotti avevano perso qualunque affinità con il gruppo. I Blue Vomit erano finiti, e lo furono definitivamente con la partenza di Cinotti per la leva militare. Da una idea di Luca Abort nacquero dunque i Nerorgasmo, ed autoprodussero un primo EP su 7″, Nerorgasmo, contenente 4 pezzi (Nerorgasmo, Banchetto di lusso, Passione nera, Distruttore) nei quali Simone Cinotti suonò sia il basso che la chitarra. Tutti i pezzi sono caratterizzati da tematiche volte al rifiuto dei valori tradizionali: “non voglio più ascoltare progetti sul mio conto/distruggerò alla base la vostra moralità/affronterò gli spettri più cosciente della fine/esalterò me stesso con la morte più sublime” recitava “Passione Nera”.

La musicalità dei Nerorgasmo ha una trama oscura, completamente lontana dalla concezione dei Blue Vomit, ed il risultato piacque così tanto che la band venne contattata da un produttore discografico. Luca e Simone rifiutano per non perdere il controllo diretto dell’immagine, delle musiche e dei testi della band, oltre al diritto di poter fare concerti alle loro condizioni in locali scelti da loro. Ciò scatenò non poche tensioni che portarono all’abbandono di Claudio Truglio e Andrea Giovine. Da lì cominciò il periodo “classico” dei Nerorgasmo, con Marina Zambelli e Alessandro Minetto.

Nella primavera del 1986 i Nerorgasmo vennero invitati a Genova per suonare contro il Salone della Nautica. È qui che vennero aggrediti da un gruppo di skin neonazisti che si avventarono su Luca Abort dandogli una coltellata alla gola che gli costò dieci punti di sutura. Nel 1986 Nerorgasmo fecero integralmente parte del Collettivo Avaria (ex collettivo Punx Anarchici), un movimento che raggruppava tutti quelli che cercavano uno spazio da autogestire e da utilizzare per fare concerti, suonando a varie occupazioni e manifestazioni. Nel 1987 dal collettivo Avaria scaturì l’occupazione dell’ex asilo infantile di Robilant, che divenne El Paso Occupato. Nel frattempo la band attraversò numerose tensioni e alcuni membri abbandonarono il gruppo rimanendo incompiuti alcuni lavori. Rimasero di quelle registrazioni “Ansia”, “Nello specchio”, “Creatori falliti”, “Mai capirai” e “Io mi amo”.

Era il periodo della maturità dei Nerorgasmo, le occupazioni non erano più viste come una perdita di tempo o roba di stampo comunista, anzi, la band partecipava attivamente a qualunque manifestazione prendendosi spesso e volentieri anche il peggio che ne potesse scaturire. Uno degli episodi più noti fu quando al dipartimento di Sociologia di Torino fu presentato un libro sulle sottoculture: la band si presentò all’evento e ad un certo punto insieme ad altri attivisti cominciarono a tagliarsi dinanzi ai professori completamente increduli, il tutto per dimostrare cosa significasse “essere punk”. Era il periodo più politicamente scorretto della band, ma lo stesso pregno di qualunque messaggio di protesta potessero lanciare. Nell’aprile 1987 i Nerorgasmo fecero quello che doveva restare per alcuni anni il loro ultimo concerto in Via Cigna a Torino. Ritrovatisi dopo l’estate, Luca e Simone continuarono a suonare insieme formando gli Ifix Tcen Tcen, gruppo che oltre a composizioni originali hardcore proponeva cover HC di pezzi disco e di altri generi, e che produsse due LP: Liquid Party (1988) e Oltre la collina (1989).

Nel 1993 i Nerorgasmo si riunirono, con, oltre a Luca e Simone, Marco Klemenz (Animal Rage, This Evol Taste, Jester Beast) al basso e Francesco Dilecce alla batteria. Con questa formazione fecero alcuni concerti e registrarono l’omonimo LP, Nerorgasmo, contenente 18 brani. Durante il live del 1993 ad El Paso Occupato, Luca Abort per provocazione si travestì da nazista e pronunciò un discorso emblematico, l’ultimo prima della fine dei Nerorgasmo e della sua morte avvenuta nel 2000 a causa di una overdose di eroina.

« Volevo ricordare alla gente che si scandalizza ancora per queste cose che la nostra società ha assorbito tutto quello che c’era da assorbire dal nazismo tanto è vero che i viaggi in Volkswagen, le vacanze e la vita come la facciamo noi adesso è quella che era stata programmata allora! E i nostri lager sono il terzo mondo lontani dagli occhi e lontano dal cuore… quindi la gente che si scandalizza di fronte ad una croce uncinata messa al collo per provocazione dovrebbe fare un pochino più attenzione a quello che gli gira intorno e alla vita che fa… perché se vogliamo guardare la nostra società è tutta nazista!»

I Nerorgasmo furono il manifesto del rifiuto, lo stesso che faceva da risposta alla società di allora e che raccontava in maniera nuda e cruda quello che vivevano e vedevano. Il nichilismo come mezzo e non come giustifica, la stessa che quel mondo non aveva saputo dare alla loro folle ed intensissima parabola.