La scorsa settimana Netflix ha messo un nuovo fiocco sulla porta per festeggiare il new born baby Non c’è bisogno di presentazioni con David Letterman. Le aspettative erano altissime chiaramente, e quando è così il rischio di restare delusi è molto concreto.

Ma non in questo caso.

David Letterman ha dimostrato che, anche su un palco completamente spoglio, senza band, senza riflettori sofisticati e senza la firma CBS, riesce a tenere in piedi il David Letterman Show.

(Forse perché Letterman stesso era lo show?)

Comunque, non c’è spazio per i confronti, questo show è un’ora di puro intrattenimento,  ma anche un meraviglioso tributo alla comunicazione. Tanto per volare bassi, il primo ospite è Barack Obama, l’ormai ex presidente degli USA andato “in pensione” da circa un anno. Così, si ritrovano sul palco due vegliardi (si fa per dire, perché entrambi battono ancora ferro come se non ci fosse un domani) spodestati dal proprio trono, per ragioni logistiche o legislative, ma che dimostrano di avere ancora qualcosa da dire e da fare. La cosa sorprendente è che ci si ritrova a fissare lo schermo come se si stesse guardando la chiacchierata amichevole tra due vicini di casa, quelli che tutti vorrebbero. E non c’è molto di trascendentale in questo, a  parte il fatto che i due signori in questione sono due mostri dell’arte comunicativa: Obama, beh, non ha vinto due elezioni a caso, la sua campagna elettorale del 2008 è studiata tuttora all’università come la prima vera campagna che ha fatto pieno uso dei social media (come ricorda Obama stesso durante l’intervista), mentre Letterman proviene da anni e anni di incontri con personaggi famosi che, no, non possiamo chiamare semplicemente “interviste”, ma piuttosto caffè conoscitivi, in cui non si fa una semplice chiacchiera più o meno formale, ma un vero e proprio meeting in cui il discorso sembra seguire il filo logico della conversazione anziché quello stereotipato del copione.

Tra i vari argomenti, i più interessanti  sono sicuramente quelli riguardanti i social media e la tecnologia, sui quali i due ritornano più volte. Ma in realtà, come già accennato all’inizio, non è tanto di cosa i due parlino, ma il come.

Letterman, non ha bisogno di troppe spiegazioni, la sua oratoria non ha -quasi- rivali: via i fronzoli formali, via l’espressione contrita da giornalista finto incazzato/deluso/sorpreso, sì a posa naturale, risate mai forzate, domande che godono di una rilassante prosa amichevole.

Obama, ha sempre avuto un’ottima predisposizione ai discorsi pubblici. Ogni volta che gesticola sembra che afferri, dolcemente, qualcosa con le mani. I suoi movimenti sono lenti, ma calibrati e infondono una certa armonia a tutto ciò che dice, il che rende decisamente piacevole ascoltarlo. Inoltre, l’ex presidente è una persona molto aperta, a cui piace parlare spesso della sua famiglia, sicuramente un punto a favore per l’immagine pubblica, perché lo rende, appunto, umano.Non solo l’ex presidente degli Stati Uniti, ma l’ex presidente degli Stati Uniti che si commuove, proprio come tutti, quando per la prima volta lascia da sola la figlia al college.

Si può dire che questa prima puntata di show sia una sorta di esempio che bisognerebbe tenere a mente, soprattutto in periodo di elezioni, ma non solo

Quando si affronta l’argomento social media Letterman dice :

 

Pensavo che twitter sarebbe diventato lo strumento con cui si sarebbe detta la verità a tutto il mondo

Risate dal pubblico. Chiaramente non è così.  «Se ottieni le tue notizie da degli algoritmi sul tuo telefono, che rinforzano i tuoi pregiudizi, si creano dei meccanismi […] a un certo punto ti ritrovi in una bolla» Obama fa un esempio molto interessante, anche se non propriamente “scientifico”, in cui spiega come durante la ribellione egiziana in piazza Tahrir si sia chiesto a un conservatore, un liberale e un moderato di cercare la parola “Egitto” su google. A ogni persona è apparso un risultato diverso, tutti rispecchianti a grandi linee quelli che erano gli ideali della determinata persona. Quantomeno “black mirroriano” come episodio.

«Penso che dovremmo passare molto tempo a pensarci», ha concluso l’ex presidente.

Anche il lato positivo e in qualche modo confortante della tecnologia è stato messo in luce, poco più avanti.Parlando di come sia stato faticoso, lasciare la maggiore delle sue figlie, Malia, al college, Obama ricorda come fosse molto più complicato una volta poter restare in contatto con la propria famiglia a distanza e di come invece con questi nuovi devices (come Letterman ama chiamarli) la società, o perlomeno una parte di essa, abbia fatto passi avanti.

Insomma, in questa prima puntata (dal titolo È una situazione tutta nuova) gli argomenti trattati sono stati davvero tanti e affrontati in modo impeccabile da entrambi i protagonisti. Sicuramente se c’è un tipo di intrattenimento mediatico sano e fatto bene Non c’è bisogno di presentazioni appartiene a quel genere e merita di essere visto, anche da chi non ha la minima idea di chi sia David Letterman.

In particolare questa puntata, la prima di una serie con uscita mensile (ottima idea ndr), che è a tutti gli effetti un esempio di come dovrebbe essere un’incontro con il pubblico da parte dell’ospite e, soprattutto,  del giornalista.