Ieri, 24 novembre, è uscito il decimo album di Björk Guðmundsdóttir classe 65, Utopia. Pubblica il primo album da solista a soli 11 anni, fonda poi una serie di band punk e new wave (gli Exodus, i Tappi Tikarrass e i Kukl). Nel corso degli anni riesce, con ogni album, a sperimentare e mettersi sempre in gioco. Utopia è un lavoro che sì presenta molto più arioso rispetto al precedente “Vulnicura”, dove però non ci esclude la sua disarmante violenza emotiva.

Oggi in suo onore vi voglio parlare dell’unico film (anzi “anti-musical”) che la vede nei panni di attrice protagonista (interpretazione che le è valsa la Palma d’oro come migliore attrice) : DANCER IN THE DARK del 2000 diretto dall’eccentrico e complesso Lars Von Trier.

L’immedesimazione con Selma è stata troppo dolorosa. Meglio tornare ai videoclip.”

Nel 1995 Lars Von Trier fonda un movimento cinematografico basato su precise regole ,espresse nel manifesto DOGMA95, che ha come obbiettivo quello di purificare l’attuale cinema dalla “cancrena” dell’artificio di cui sono pieni i film. Dopo la pubblicazione del “voto di castità cinematografica”, Von Trier inizia a lavorare a Golden Heart, la sua seconda trilogia composta da Le onde del destino (1996), Idioti (1998) e Dancer in the dark (2000) seguendo il decalogo espresso nel manifesto del Dogma, in particolar modo Idioti. Il vero ed unico tema portante di questa Trilogia è quello di presentare protagonisti dal cuore d’oro, che seppur mossi da buoni presupposti finiscono per trovarsi ad affrontare un destino travagliato, crudo, che non si spaventa di buttarci in faccia la morte fisica o ideale.

Selma (Bjork) è la personificazione dell’ideale di persona dal cuore d’oro. Giovane madre, povera, con una grave malattia agli occhi ma con un unica grande passione : i musical hollywoodiani. Emigra assieme al figlio negli Stati Uniti, con la speranza di riuscire a mettere abbastanza soldi da parte prima che possa perdere del tutto la vista, ma purtroppo la malattia essendo ereditaria quindi è costretta a dare i suoi risparmi per curare il figlio.

Ma perché anti-musical?

Il musical cinematografico, genere tipicamente americano, nasce dallo spettacolo teatrale e racchiude molteplici generi e sottogeneri : es. dalla commedia al comico. Quando guardiamo un musical alla fine ci ritroviamo sempre un happy end, con Lars le regole del genere vengono capovolte. Dancer in the dark è cupo, malinconico, struggente, assassino della spensieratezza e della fiducia… ci sono senz altro elementi portanti del musical stesso ossia il ballo e la musica, ma non vi sono palcoscenici con luci ad effetto, l’ambiente è la cruda realtà, quella di una povera donna dal cuore d’oro, forse un po’ troppo ingenua, che viene risucchiata dalla ferocia dell’essere umano e di un destino fin troppo amaro. Canta con estrema emozione “I’ve seen it all” (duettata con Thom Yorke) e trasforma quella grigia realtà in una grandissima illusione che viene spezzata, tra i tanti avvenimenti di destino e non, dall’avidità dell’essere umano.

Assieme al figlio vive in una roulotte nel giardino di una coppia di borghesi, lei bionda stereotipata amante del lusso, lui poliziotto che con la sua divisa che non toglie mai sottolinea implicitamente il suo squallido potere. Venuto a scoprire del segreto e del ingente bottino messo da parte da Selma, il poliziotto senza freni inizia a piangere confessandole che non riesce a reggere più il volere sempre di più della moglie, la povera Selma lo consola con un dolce abbraccio ma a quanto pare a lui non basta. Dopo essersi salutati, senza pudore ruba il lavoro di una vita della giovane sognatrice, ruba la speranza di una madre di dare un futuro migliore al proprio figlio.

Selma si sacrifica per il figlio, proprio come Gesù Cristo venne messo in croce per noi, ma lo fa in pieno stile Bjorkiano (se così vogliamo definirlo) ossia cantando.

This isn’t the last song

There is no violin

The choir is so quiet

And noone takes a spin

Come, in Dancer in the dark, Selma trova nelle prove del musical della locale compagnia teatrale, l’unica via di fuga dalla realtà, Utopia diviene il disco della riconciliazione, dove i vuoti sembrano voler far risaltare i pieni. Dilatazione e trasparenza dei suoni. L’utopia di credere ancora nell’amore, nonostante tutto. In questo senso è un album estremo, che ha bisogno di più ascolti, perché ci porta in un mondo altro, in un universo idilliaco.