Il giornalismo moderno è un mestiere dalla lunga tradizione; nello specifico, le forme di giornalismo politico e d’opinione si sono affermate fin dalla rivoluzione francese, quando la stampa divenne libera dai vincoli ai quali era stata sottoposta fino a quel momento.

Da allora, l’importante ruolo del giornalismo in democrazia è sempre stato riconosciuto, basti pensare al termine watch dog utilizzato spesso per fare riferimento alla posizione di controllo degli organi politici o delle élite che questa professione ha rivestito. Insomma, il giornalismo è stato per secoli il mezzo d’informazione principale per quanto riguardava la vita politica di un paese.

Uno degli esempi forse più eclatanti della rilevanza pubblica del giornalismo in Italia è quella serie d’inchieste giudiziarie conosciute sotto il nome di mani pulite. Tali inchieste, avvenute all’inizio degli anni novanta, accompagnarono il cosiddetto fenomeno Tangentopoli, portando alla luce una serie di scandali e frodi nei quali erano coinvolte imprenditoria e classe politica.

Numero de La Repubblica riportante i fatti riguardo Tangentopoli

Da allora il sistema politico italiano è radicalmente cambiato, poiché questa fase è quella che ha segnato la fine della Prima Repubblica e l’inizio della Seconda, con tutto quello che ciò ha comportato, a partire dall’eliminazione dei partiti tradizionali e la nascita di nuovi. In particolare, il grande pregio della stampa fu quello di far diventare le inchieste un evento mediatico, scatenando così l’indignazione dell’opinione pubblica; se così non fosse stato, le indagini avrebbero sicuramente avuto un impatto molto più contenuto.

Questo fenomeno illustra perfettamente l’importanza che tradizionalmente è stata attribuita al giornalismo, dal momento che quest’ultimo aveva la capacità di influenzare l’opinione pubblica, nel bene e nel male; un altro termine conosciutissimo è quarto potere, che si riferisce, al contrario di watch dog, alla potenzialità negativa di questo ruolo, in grado di decidere come e cosa filtrare nelle notizie prima di pubblicarle.

Immagine tratta dal film “Quarto Potere”, di Orson Welles

Oggi il quarto potere del giornalismo (termine coniato da Edmund Burke, che sosteneva che il suo compito fosse quello del quarto ramo del governo) si trova al centro di numerosi dibattiti; le condizioni nelle quali esso si trova ad operare sono infatti completamente diverse rispetto a qualche decennio fa. Si è trattato di un processo inizialmente lento, iniziato dalla seconda metà degli anni ’90 quando nacquero i blog, pagine dove le persone comuni scrivevano della loro vita privata ma anche delle notizie lette, fornendo i link e agendo così da tramite ulteriore tra il lettore ed il giornalista. Tale processo è da allora aumentato ad una velocità esponenziale, al pari passo con le tecnologie.
Ciò è dovuto da un insieme di fattori tra loro concatenati, come l’affermazione di internet e dei social network, la globalizzazione, il calo di prezzi per quanto riguarda la produzione di materiale giornalistico e il conseguente aumento esponenziale della concorrenza; questi sono solo alcuni degli elementi che hanno portato alla situazione odierna.

Un esempio recente di quanto sia acceso il dibattito intorno al giornalismo e al suo ruolo è il risultato delle elezioni americane del 2016: molti sostengono che la crescente difficoltà nel reperire informazioni corrette sia alla base del declino della democrazia statunitense. Lo stesso creatore di Twitter si è scusato, nel maggio di quest’anno, per il peso che il suo social network ha rivestito in relazione alla diffusione delle fake news.

Si può parlare di un problema di quantità sopra la qualità: il numero di notizie reperibili è oggi infinitamente maggiore rispetto anche solo a dieci anni fa, e la questione della quantità è legata alla velocità con cui grazie ad internet le notizie possono essere pubblicate. Il processo tradizionale della stampa dei quotidiani richiedeva tempo, il che però permetteva un’accuratezza maggiore nella ricerca delle notizie; fa parte del codice deontologico del giornalista il compito di controllare qualsiasi informazione si abbia a disposizione tramite il confronto tra di loro di due o più fonti.

Chiaramente, in un momento storico in cui dal momento che un pezzo è stato scritto può venire immediatamente pubblicato e in cui esiste un’infinità di testate più o meno ufficiali, seguire rigorosamente il codice significherebbe rimanere molto indietro rispetto alla concorrenza. A questa situazione si affianca la logica del clickbait, nella quale i click significano guadagno; va da sé che, seguendo questo ragionamento, venga preferito il all’ennesima potenza nel tentativo di risvegliare la curiosità di un utente vittima di una cascata di stimoli, piuttosto che articoli seri e che offrano un’informazione adeguata.

Quello che resta da fare a noi lettori e utenti dei social è aspettare; dato che il processo di cambiamento è sempre più veloce, non possiamo sapere cosa ne sarà del giornalismo di qui ad un paio di anni.