Day 8, Grand Canyon, South Rim

Fisso i canyon rosso fuoco accendersi sotto il poco sole che c’è. Lo faccio già da un po’. L’aria è sottile e non c’è segno di vita, a parte qualche sassolino che sceglie di rotolare giù di tanto in tanto. Gli altri hanno continuato a scendere lungo le rocce sulla stradina sconnessa che porta a valle, lì dove tutto è nato, milioni di anni fa.

Loro hanno proseguito, ma io, io che ho sempre ricordi vaghi dei posti che visito perché non mi fermo mai ad osservarli, decido di fermarmi. Ed è qui, che mi trovo adesso. Seduta su una roccia più piccola del mio sedere, ma più vicino possibile allo strapiombo intagliato ad arte dal fiume Colorado. Il mio sguardo vorrebbe arrivare oltre, ma non ce la fa. Le rocce sembrano continuare oltre l’orizzonte, le nuvole svelte ci corrono sopra, non sono più in una foto. E’ tutto vero.

Non so dire come ci si sente davanti a tanta magnificenza. Credo d’aver scattato duecento foto tutte uguali, che comunque non le renderanno mai giustizia.
Mi trovo davanti a qualcosa che non mi ricorda niente. Qualsiasi cosa io abbia visto nella mia breve vita, non rassomiglia in minima parte ad una scena come questa. Vorrei poter toccare quel panorama con una mano, ma provo lo stesso timore reverenziale che si prova davanti ad un quadro di inestimabile valore in un museo: un pezzo di storia del quale avevi una foto sul vecchio libro scassato di storia dell’arte, ma mai avresti immaginato potesse esistere per davvero.

So che scrivendo queste parole mi ricorderò della sensazione provata ogni attimo in cui stacco la testa dal foglio e guardo dritto davanti a me.

Il duo Cornell-Vedder rende pienamente giustizia alle sensazioni che mi riempiono lo stomaco. Ma queste rocce e la vastità della loro estensione, la meraviglia dei colori che cambiano a contatto con la luce del sole e le ombre e le nuvole minacciose durante le parti della giornata, la certezza di non possedere occhi che possano arrivare alla fine di un panorama così eterno, mi resteranno dentro a vita. E l’aria è così bella, qui.

E’ un po’ di libertà, quella che sento?

 

Martina Petrizzo