Il Viminale, dopo settimane di dibattiti intorno alla necessità di una forma di regolamentazione, ha presentato i tredici articoli da sottoporre alle Organizzazioni non governative in materia di ricerca e soccorso in mare: è il tanto atteso Codice di Condotta. Le richieste del codice, aggiuntivo – e non alternativo – rispetto alle leggi nazionali e internazionali di diritto marittimo, sono state accettate da gran parte delle organizzazioni interessate in questi anni di lavoro in mare per il soccorso ai migranti nel Mediterraneo.

Molte ong, per la verità, hanno mancato l’appuntamento per formalizzare la propria adesione alla convocazione da parte del Viminale di due giorni fa. Due le associazioni che non hanno voluto totalmente sottoscrivere l’accordo: Medici Senza Frontiere e la tedesca Jugend Rettet. A quanto risulta dai contenuti del documento e dalle dichiarazioni del Ministero dell’Interno, non sembrano essere previste delle sanzioni direttamente collegate alla non sottoscrizione del codice per i salvataggi in mare.

All’entrata in vigore del Codice di condotta per le Ong impegnate nelle operazioni di salvataggio dei migranti in mare è arrivato il plauso dell’Unione europea. L’obiettivo è quello di applicare una strategia di lungo periodo tramite delle “microfasi”, la prima delle quali, il rallentamento degli arrivi dei migranti in Italia. Questo il senso dell’applicazione del codice per regolare ulteriormente l’operato delle organizzazioni che operano in mare. L’unica presente all’ultima riunione convocata dal Viminale è stata Save the Children, che ha dato il proprio ok. Assenso che è arrivato anche da Moas e Proactiva Open Arms che hanno manifestato la loro decisione con una comunicazione.

Dopo il no di Medici Senza Frontiere, in disaccordo sul trasbordo dei migranti e sulle forze dell’ordine a bordo, la risposta ufficiale del Viminale è stata: “L’aver rifiutato l’accettazione e la firma del Codice di condotta pone quelle organizzazioni non governative fuori dal sistema organizzato per il salvataggio in mare, con tutte le conseguenze del caso”. Conseguenze che in realtà non sono ancora del tutto chiare. Di fatto, le organizzazioni non firmatarie degli accordi continueranno la propria attività umanitaria in mare. Sul sito di MSF si legge: “MSF continuerà a salvare vite in mare. Anche se MSF non è nelle condizioni di poter firmare il Codice di Condotta, l’organizzazione rispetta le leggi nazionali e internazionali, coopera sempre con le autorità italiane e conduce tutte le operazioni in pieno coordinamento con l’MRCC e in piena conformità alle norme vigenti.”

In cosa consistono alcune delle principali prescrizioni del codice di condotta?

La polizia a bordo. Il Codice prevede che le Ong sottoscrivano “l’impegno a ricevere a bordo, per il periodo strettamente necessario, su richiesta delle autorità nazionali competenti, ufficiali di polizia giudiziaria” affinché possano raccogliere informazioni e prove finalizzate alle indagini sul traffico di esseri umani, “senza recare ostacolo alle attività umanitarie”, anche se le organizzazioni hanno espressamente chiesto che non vengano introdotte armi a bordo delle proprie navi.

Le eccezioni per il trasbordo. Al divieto di trasbordo è stato sostituito l’impegno “a non trasferire le persone soccorse su altre navi” tranne che si tratti di casi espressamente richiesti dal competente MRCC (il Centro di coordinamento marittimo).

Sui confini libici. Il Codice prevede anche che le Ong non entrino in acque libiche “salvo in situazioni di grave e imminente pericolo che richiedano assistenza immediata” per regolare gli interventi, affinché non si tratti di un trasporto “automatico” in Italia.

I finanziamenti. È richiesto anche “l’impegno a dichiarare alle autorità competenti dello Stato in cui l’ong è registrata tutte le fonti di finanziamento per la loro attività di soccorso in mare e a comunicare, su richiesta, tali informazioni alle autorità italiane nel rispetto dei principi di trasparenza”.

No alle segnalazioni per le navi in partenza. Divieto di “effettuare comunicazioni o inviare segnalazioni luminose per agevolare la partenza e l’imbarco di natanti che trasportano migranti”.

Aggiornamento del MRCC. Le navi delle Ong saranno tenute a “osservare l’obbligo previsto dalle norme internazionali di tenere costantemente aggiornato il competente MRCC” e cooperare con esso “eseguendo le sue istruzioni ed informandolo preventivamente di eventuali iniziative intraprese autonomamente perché necessarie ed urgenti”.

Presentazione dell’idoneità. Le Ong saranno anche obbligate ad attestare “l’idoneità tecnica, relativa alla nave, al suo equipaggiamento e all’addestramento dell’equipaggi, per le attività di soccorso”.

Recupero delle imbarcazioni. Le organizzazioni attive in mare hanno l’obbligo di recuperare, “una volta soccorsi i migranti e nei limiti del possibile”, ma sostanzialmente tutti i mezzi utilizzati dai trafficanti per il trasporto dei migranti.