Digi g’Alessio, Paura Lausini, Martin Burger King, Paolo Limiter, Michele Zarrissimo, Bobby Kebab… Cristiano Crisci ci ride su, si diverte facendo musica, sembra non prendersi troppo sul serio, ma serissime sono le sue produzioni e le sue abilità nel comporre musica, tanto che Paul Simon ha voluto i suoi beat per tre suoi dischi.  Si, quel Paul Simon, quello che insieme ad Art Garfunkel compose lo storico duo Simon e Garfunkel. Inutile dire che è considerato uno dei più talentuosi producer nostrani e astro nascente dell’elettronica “made in Italy”, acclamato in tutta Europa e non solo.  Con un background Jazz e successi nell’elettronica messi a segno non solo con il suo attuale alias Clap! Clap! ma già dai tempi di Digi G’Alessio, ha tutte le carte in regola per diventare punto di riferimento per molti artisti,  proponendo elettronica d’autore e portando conoscenze proprie di altri ambienti musicali  accostate alla sperimentazione più pura,  propria dell’elettronica. Clap! Clap! non ama farsi etichettare, non ama essere accostato ad un  movimento o ad un genere, si fa ispirare dalla giornata, non da altri artisti, e in effetti se ci si prova è difficile trovare un contenitore che lo racchiuda, sta ovunque e da nessuna parte allo stesso modo. Ultimamente si sente spesso di artisti sui generis, che ancor prima di aver messo insieme un Ep urlano il loro grido di battaglia contro chi cerca di etichettarli o semplicemente descriverli, come se rientrare in un genere musicale sia quanto di più controproducente per il proprio percorso artistico e quanto di più sbagliato secondo i principi del perfetto musicista indipendente che odia le Major e il Mainstream. Principi più che condivisi, ma chi di loro davvero li prova consciamente e non, quanti di loro parlano per una necessità artistica intrinseca e viscerale, e quanti l’hanno preso come una moda, come un onda da cavalcare per arrivare al cuore (e alle orecchie) di tutti? E poi non è come auto-affiggersi l’etichetta di non avere etichette? Non è anche questo appartenere a un mondo, a un gruppo, a un genere?  Clap! Clap! con la sua musica ce lo dice chiaramente, ce lo dimostra mettendoci alla prova, lui è davvero sui generis, certo le sonorità ricordano alcuni mondi sonori, ma non vogliamo parlane, vogliamo solo ascoltare e condividere la sua visione in musica.

Forse il messaggio è proprio questo, ascoltare di più e concentrarci su ciò che proviamo, sulle emozioni che ogni singola nota ci dona. Noi lo abbiamo fatto e ciò che ne viene fuori è un viaggio sonoro con influenze dai quattro angoli del globo, come se in ogni traccia visitassimo un posto remoto, ci facessimo inondare dalla loro cultura musicale e tornassimo indietro per mischiarla alla contemporaneità europea. C’è l’oriente (Oriens, Hope), l’Asia (Ode To Pleiades) ma a farla da padrone è l’Africa, presente un po ovunque dalle ritmiche ai vocal ai nomi delle tracce, agli album precedenti, che infatti non si discostano tanto dal sound di questo terzo album. Intanto possiamo godercelo all’Astro festival insieme ai nostri amici Moderat e Gold Panda, non più a Ferrara come di consueto ma per la prima volta al Magnolia (Milano) questo giugno.