In Cecenia si sta verificando l’esodo di qualunque uomo o donna omosessuale, tutti in fuga dalla discriminazione e dalle violenze. Esiste una vera e propria persecuzione contro queste persone e non è una notizia dell’ultimo momento: si tratta di una caccia alle streghe che va avanti da mesi ma più in generale da sempre. Solamente negli ultimi anni di maggiore attivismo e attenzione a livello globale sono cominciate a trapelare informazioni, alcune davvero sconcertanti, riguardo maltrattamenti e omicidi in quest’area del globo nel sud ovest della Russia. Tutto però viene sottaciuto.

Nella Repubblica della Cecenia la polizia detiene al momento – secondo le denunce di alcuni attivisti russi – almeno un centinaio di persone per il semplice fatto che esse siano gay. È vivo l’impegno della Rete LGBT russa guidata da Natalia Poplevskaya che in un’intervista ha esposto tutta la sua preoccupazione parlando di una vera e propria caccia ai gay o “percepiti come gay” destinati a un centro specifico di detenzione. L’attivista sostiene che esiste una vera e propria campagna organizzata per trattenere queste persone colpevoli di omosessualità. Per questo lei, come le comunità in tutto il mondo, chiedono l’intervento deciso della comunità internazionale che timidamente ha lanciato segnali di insofferenza verso queste ingiuste torture. Basti pensare alla mancata stretta di mano del Capo di Stato italiano, Sergio Mattarella, o alle parole “poco affettuose” della Cancelliera tedesca Angela Merkel, entrambe in occasione di incontri ufficiali.

Cosa rispondono le autorità cecene? “È impossibile detenere persone che in Cecenia non esistono”. Vale a dire: in Cecenia non esistono omosessuali; come se esistessero aree geografiche del pianeta in cui nascono e crescono omosessuali, neanche fossero specie vegetali; semplicemente in questa zona del mondo è geneticamente e socialmente impossibile che un individuo possa provare attrazione per un altro individuo dello stesso sesso. Così un portavoce della Repubblica, Alvi Karimov, in un comunicato ufficiale ha negato l’esistenza di persone gay in Cecenia, liquidando tutte le denunce e le testimonianze – peraltro agghiaccianti – come semplici “bugie”. Il portavoce aveva orgogliosamente continuato l’affondo sui gay affermando che “Se esistessero, ci penserebbero i loro familiari a mandarli là da dove non si torna”.

Sappiamo che l’omofobia è diffusa in Cecenia. La regione è a maggioranza musulmana ed è governata da Ramzan Kadyrov, un leader autoritario molto leale al presidente russo Vladimir Putin. Si intuisce quanto sia difficile l’integrazione di questi “modelli sociali emergenti” – per la verità sempre esistiti – a una società fortemente condizionata da una storia e un trascorso di chiusure e censure.

Nonostante gli appelli fatti alle autorità russe per fermare gli abusi, non è stata intrapresa alcuna azione concreta. E intanto continuano gli arresti e le torture. Quest’ultime hanno anche un nome: la tecnica zvonok Putinu, che vuol dire “telefonata a Putin”, consiste nel far passare scariche elettriche nel corpo del prigioniero attraverso una dinamo, di solito attraverso il lobo dell’orecchio. I sopravvissuti raccontano anche di botte coi tubi di gomma alle quali “si può resistere”, ma sono le scosse che sfiniscono fino a perdere completamente le forze e i sensi. La sentenza finale viene di regola data dalle famiglie, le quali consumano l’omicidio del condannato omosessuale con la modalità del “delitto d’onore”, fattispecie giuridica che in Cecenia è ancora ampiamente tollerata. Lo “ubiystvo chesti” è ancora diffuso e impunito in Cecenia. Solo coloro che riescono a scappare possono raccontare gli orrori vissuti e che altri continuano a vivere.

Non si sa con precisione quante siano le vittime – a parte le 4 confermate recentemente dopo alcune denunce e testimonianze dirette – di questa persecuzione ancora impunita, divenuta sistematica dall’inizio del 2017. Precisamente l’escalation di violenza è partita dopo un episodio in cui è stato arrestato un uomo sotto effetto di sostanze stupefacenti che dal contenuto del suo telefono cellulare dimostrava chiare tendenze omosessuali. Da lì la pratica è stata applicata in Cecenia per ogni gay o sospetto tale. Un metodo meschino, utile anche a rintracciare tutta una rete di amicizie e compagni degli arrestati. Una reazione a catena finora senza sosta.

Mosca non ha ancora agito. Esponenti politici da tutto il mondo hanno chiesto di risolvere la questione in tempi brevi, e ristabilire il rispetto dei diritti umani. Ma tra mille annunci, degli innocenti perdono la vita sotto la violenza dell’omofobia.