Il nome di questa rubrica parte dall’idea alla base del famoso film di Jim Jarmush, ovvero il dialogo. Il dialogo è il comune denominatore degli 11 cortometraggi che i regista americano ha realizzato in periodi diversi e ha raccolto in un film uscito nel 2003 e ormai diventato di culto.

Il dialogo è presente su piani di lettura differenti: quello ovvio del sedersi, bere del caffè insieme, fumarsi una sigaretta e scambiarsi opinioni; dialogo nel senso di incontro fra persone marcatamente diverse seppur appartenenti spesso allo stesso ambito artistico e infine dialogo nel senso splendido di contaminazione delle forme di espressione creativa. Al di là di questo, ho sempre trovato irresistibile l’incontro, in un locale vuoto, accanto a un jukebox, di Iggy Pop e Tom Waits, il primo bonaccione e accomodante, il secondo schivo e annoiato, congelati in un film still che per anni ho creduto essere una fotografia eccezionale, in bianco e nero, dei due musicisti.

Sarebbe bello ricreare qui un dialogo fra la musica e le altre forme di espressione artistica, senza porci troppi confini sul genere, come fossero due persone che si incontrano per bere una cosa in un bar e scambiarsi opinioni: provare cosa succede se a un quadro abbiniamo una canzone come colonna sonora, se il concept di un disco trova significati inediti mettendolo a confronto con un libro, un film o una performance artistica. Miscelare, riscoprire, usare l’istinto e spingersi in modo divertito e un po’ azzardato a superare i confini del nastro, del solco, della traccia, per vedere che effetto fa dare alla musica altre vie di sfogo per significare.

 

Alessandro Pagni