Dopo il 1961 con la regista sovietica Yuliya Solntseva è Sofia Coppola ad aggiudicarsi il premio per Miglior Regia alla 70esima edizione del festival di Cannes con il suo ultimo film The Beguiled (L’inganno).

“Grazie alla giuria per l’onore del premio e al festival per avermi selezionato, grazie a mio fratello Roman, a mio padre per avermi insegnato l’amore per il cinema e mia madre per avermi incoraggiato ad essere un artista”

Tratto dal A Painted Devil del 1966 di Thomas P. Cullinan, nonché remake di Siegel La notte brava del soldato Jonathan (1971), la Coppola riesce a creare un’opera, anzi, un universo piacevolmente tagliente.

1864. Nel vivo della guerra di Secessione Americana nel bosco vi è il caporale John McBurney (Colin Farrell) gravemente ferito alla gamba che viene soccorso dalla piccola Amy, studentessa del collegio femminile gestito da Miss Martha (Nicole Kidman). L’arrivo del caporale muta progressivamente l’atteggiamento delle ragazze, facendo emergere le loro pulsioni represse dall’atteggiamento autoritario e fortemente cattolico di Miss Martha.

La Coppola pone al centro del film il corpo della donna come luogo di conflitti. La trama scarna lascia spazio da un poetico erotismo, che si rende tangibile attraverso lunghi sguardi, lo stesso che riesce a smuovere l’animo delle ragazze facendole mettere in dubbio il loro stesso Essere. Il caporale è il centro gravitazionale di quell’universo femminile, creatosi a discapito di una sanguinosa guerra e un rigido insegnamento cattolico dove le ragazze sono indipendenti e isolate dal mondo per paura della ferocia dei soldati (nello specifico dell’uomo, essere del sesso opposto a loro completamente sconosciuto), ma è anche il tallone di Achille di questi stessi (fittizi) ideali. Il tutto viene contornato da una stucchevole ripetizione di riti quotidiani, dalle lezioni di francese alle preghiere serali, che vengono stravolti con l’arrivo del soldato. Emblematica l’ultima scena dove i volti delle studentesse e di Miss Martha attraverso le sbarre del cancello fanno sì che non ci sia opportunità di poter varcare quell’ostacolo ed entrare, seppur in punta di piedi, in quell’universo. Lo spettatore diventa un osservatore silente ma al contempo, grazie alle abilità registiche e all’assenza di musiche esterne alla narrazione dove le uniche note che udiamo sono le stesse prodotte dalle ragazze, riesce ad essere inglobato nel microcosmo femminile di Miss Martha. A diciotto anni dalla realizzazione di “Il giardino delle vergini suicide” Sofia Coppola ci presenta una storia fotografata da Philippe Le Sourd, già DOP di diversi lavori del maestro Kar-Wai, che evidenzia la maturità della secondogenita dell’illustre Francis Ford Coppola.