L’eterno e attesissimo ritorno della band di Montepulciano con l’album L’Amore e la Violenza, uscito il 13 Gennaio 2017, ha creato grande fermento nella critica musicale ma soprattutto nel pubblico, il quale aveva bisogno senza ombra di dubbio che un gruppo del calibro dei Baustelle tornasse a dettare legge nell’indie italiano, cosa che ha sempre saputo fare con una certa maestria, e aggiungerei senza mai cadere nel banale come spesso accade per artisti del genere.

Tutto quel gusto che abbiamo visto spopolare negli artisti indie nei confronti della disco anni 80 e l’ostentazione di riferimenti alla musica dance di quel periodo è in parte dovuto all’influenza del trio toscano, che invece di proporci qualcosa di nuovo a questo giro ha deciso di tornare ai suoni dei tempi dell’LP La moda del Lento, o ancora prima all’esordio con Sussidiario Illustrato della Giovinezza, abbandonando le dense sinfonie e le liriche dell’album Fantasma per andare di sfondamento e buttarsi sul solito connubio sacro-profano e synth: bene per la pancia, male per la testa.

Essendo io uno che ha sempre apprezzato il gruppo, considerandolo un caso a parte nella scena rock italiana del nuovo millennio (sia per le melodie in certi casi accattivanti, sia per i testi che hanno sempre offerto diversi spunti per riflessioni) mi trovo a dover ammettere che il neo uscito album suoni come nulla di veramente nuovo per chi come me li ascolta da tempo, ma risulti efficace per orecchie abituate alla musica indie pop attualissima: questo grazie al sopra citato connubio di elementi volgari ed altri di ambito più culturale (che certe volte sfocia però nello pseudo-intellettualismo) e grazie anche alla notorietà raggiunta dal gruppo. Questi hanno infatti compiuto una scelta decisamente scaltra a livello di marketing intraprendendo una strada sicura che non ha causato scivoloni poi così gravi, pur facendoci storcere il naso per aver seguito quei soliti canoni, di cui però il gruppo può ritenersi il miglior esponente per via di una certa credibilità che non ti fa cadere le braccia (si veda Tommaso Paradiso/Niccolò Contessa).

Ad un’accurata (ma nemmeno troppo) indagine il nuovo album ricorda sin troppo le sonorità dei Pulp, con un Bianconi che è sempre di più nella parte di Jarvis Cocker, dell’intellettuale, con le sembianze di un poeta maledetto circondato da un’aura di superiorità e pieno di strabordante sicurezza di se: ci dispiace? A me personalmente non così tanto, sinceramente non sento il bisogno di sbilanciarmi troppo sulla sua figura nonostante i miei doveri me lo impongano. Bianconi ha sempre dimostrato una certa coerenza nonostante i suoi testi si basino su citazioni di altri autori, cinema e poesia, d’altro canto io che come già ammesso ho un debole per il gruppo, capisco perfettamente la gente che non sopporta il cantautore, perchè certe volte i suoi pezzi mancano il bersaglio risultando esercizi di retorica con i quali si può rimorchiare facile. Il pubblico che vuole per forza la musica elitaria non coglie, nella maggior parte dei casi, le citazioni, e appena sente un parolone si galvanizza ed etichetta subito come musica sopraffina e di gusto. Può cogliere invece in alcuni casi la citazione ed apprezzarla per il modo ed il contesto in cui è utilizzata oppure può riconoscere così tanti richiami da trovarlo solo un castello di carta messo in piedi per stupire. Il fatto è che la critica dovrebbe essere molto più severa in casi in cui il “corpo” del pezzo manca ed è tutto “appiglio” (ripassare il mio vecchio articolo sul cantautorato italiano), cosa che non mi sento di dire in un buon 70% delle canzoni dei Baustelle; il restante 30% potrebbe essere più che una perdita di significato nel pezzo una vera e propria mancanza di potenziale espresso che secondo me il gruppo ha (e quello si sente bene nelle loro hit, come ad esempio quella che segue).

L’unica cosa certa è che L’Amore e la Violenza ha fatto il suo dovere non passando inosservato e sollevando molte polemiche e con esse tanti interrogativi: io personalmente cercherò nel concerto le risposte ai miei dubbi e quindi aspetto di vedere il gruppo dal vivo (che con la raccolta Roma Live!, uscita il novembre scorso, aveva rinnovato il proprio interesse nel proporsi come band da concerto oltre che da camera) nel tour che li porterà lungo tutto lo stivale dal prossimo 26 febbraio.