Abbiamo parlato spesso di come le influenze musicali aiutino l’Hip Hop a crescere e migliorarsi, ma una di queste è senza dubbio la più discussa: stiamo parlando della Trap.

Artisti puramente Trap a parte, molti rapper più “classici” hanno sperimentato questo genere così fresco e versatile. Che piaccia o no, il sottogenere è ormai parte integrante del crossover Rap (italiano e non) e, in tutta sincerità, sta dando i suoi frutti.

Negli Stati Uniti abbiamo avuto esempi di nomi veramente importanti che si sono cimentati con elementi di questo genere, con risultati più che soddisfacenti: Run The Jewels, Danny Brown, Kendrick Lamar, Chance The Rapper e Action Bronson sono solo alcuni di questi e stanno dando vita (soprattutto nel caso dei primi due) a un vero e proprio nuovo genere futuristico e innovativo, ma al tempo stesso accessibile ed efficace.
Influenze che traspaiono dall’utilizzo di un determinato tipo di suono elettronico, dagli hi-hats crepitanti che sono diventati praticamente un “marchio di fabbrica” e addirittura da alcune tipologie di flow e di metrica, mescolati a quelli più tradizionali.

E in Italia?
Nel Bel Paese abbiamo avuto la nostra buona dose di influenza Trap nell’Hip Hop.
Il primo esempio che salta alla mente è quello di Johnny Marsiglia & Big Joe, che hanno utilizzato abbondantemente gli elementi sopracitati nel loro album Fantastica Illusione, permettendosi di distinguersi molto fra i propri colleghi.

Anche un “veterano” della Doppia H ha sperimentato con la Trap. Mistaman, che non ha mai disdegnato un po’ di sana sperimentazione, ha inserito qualche elemento del suddetto genere nei suoi ultimi lavori M-Theory e Realtà Aumentata, accontentando le diverse generazioni che seguono i suoi progetti.

Ancora più sorprendente è stato l’esperimento di quello che molti considerano un “purista della Old School”: E-Green, che con Da Nessuna Parte (e in generale con l’EP Entropia 2) ha dimostrato di non essere mentalmente chiuso come tanti credono.

Tuttavia, se da una parte l’Hip Hop sta tendendo la mano alla Trap, quest’ultima l’ha prontamente afferrata e ora iniziamo ad assistere ad esempi di artisti appartenenti al secondo genere citato che si mettono alla prova su suoni radicalmente diversi da quelli su cui solitamente si muovono. Una prova molto recente di questo è la canzone Il Ritorno delle Stelle, in cui Tedua, Izi e Rkomi prestano le loro strofe a Dargen D’Amico, su un beat costituito soltanto da una melodia di pianoforte suonata da Isabella Turso e un violino che la accompagna, con un effetto estremamente suggestivo ed etereo.

Alla luce di tutto questo è quindi facile capire perché categorizzare la musica possa soltanto risultare dannoso: due generi che molti considerano così diversi e conflittuali non sono che due facce della stessa medaglia e se si incontrano l’uno permette all’altro di crescere e migliorarsi. Al meglio non c’è mai fine.