Abbiamo parlato con i Siberia del loro nuovo album: Si Vuole Scappare

Ho chiacchierato con i livornesi Siberia. Il gruppo, formato da Eugenio Sournia (voce e chitarra), Luca Pascual Mele (batteria), Cristiano Sbolci Tortoli (basso) e Matteo D’Angelo (chitarra) ha appena pubblicato per Maciste Dischi il secondo album, intitolato Si vuole scappare. Si tratta di una miscela ben bilanciata che fonde poetica cantautorale con un sound dark pop, il tutto confezionato dalla produzione di Federico Nardelli (Gazzelle). Ascoltando “Si vuole scappare” si scorgono i riferimenti di Editors, Baustelle, White Lies, Tenco.

I testi, realizzati da Eugenio Sournia, portano alla luce diverse tematiche e riflessioni, che svelano una dicotomia fra una sensibilità dark ed uno sguardo positivo verso il futuro. Il filo conduttore è la voglia di fuggire dal presente e dalle responsabilità dell’età adulta, una fuga che condanna la particolare generazione di noi giovani d’oggi a rimanere in balia di un’eterna adolescenza. 

–    Il nome della vostra band è preso dal libro Educazione Siberiana di Nicolai Lilin, anche le vostre canzoni prendono qualche spunto dalla letteratura?

Il nome della band deriva soprattutto, come accade sempre, da una suggestione anche sonora. Sicuramente nei testi ci sono molti rimandi anche letterari, anche maggiormente rispetto a quanti non ve ne siano riguardo ai testi di altri autori prettamente musicali. Mi viene molto in mente Ungaretti, a livello lessicale è senz’altro la mia prima scelta di riferimento. Abbiamo cercato però volutamente di inserire termini più quotidiani e moderni per cercare di parlare maggiormente della realtà attuale, che ha bisogno di essere descritta anche in termini più letterari e non solo attraverso una poetica delle piccole cose.

–  La copertina di Si vuole scappare è molto particolare. Potreste spiegarcela?

In qualche modo la copertina rientra in questa volontà di unire “alto” e “basso”, sacro e profano. Una donna in posa benedicente, quasi una madonna, ma dal volto sensuale e incappucciata. Rappresenta una mediazione fra il mondo degli ideali e un’indole combattiva, attuale.

–   Ascoltando i due album dei Siberia si avverte un cambiamento, se nel primo il vostro sound era più vicino all’alternative rock, nel secondo invece si parla di pop contemporaneo (entrambi rimangono però legati ai richiami post-punk e new wave). Siete stati mossi solo dalla volontà di volervi avvicinare ad un pubblico più vasto, oppure c’è stato anche un cambiamento di influenze musicali?

Direi che entrambe le cose sono vere: sicuramente come già detto in precedenza c’è una volontà di avvicinarsi alla realtà che ci circonda e per questo abbiamo avuto la necessità di rivestirci di un suono più attuale; dall’altra parte, con naturalezza e senza calcolo, ci stiamo piano piano distaccando da quelle che sono le nostre influenze originali, cercando una strada più personale, più spontanea.

  Il singolo Nuovo Pop Italiano è un pezzo molto interessante, e credo racchiuda bene il mood ed i temi trattati nell’intero album. I dubbi sul futuro, lo spleen, la post-adolescenza, le distrazioni, gli psicofarmaci… Però ascoltando “playlist di verità” ho pensato al gesto del mettersi le cuffiette per isolarsi dal mondo esterno, ed immergersi nell’ascolto di una playlist. Quindi mi chiedo, è questa la fuga menzionata anche nel titolo, in una dimensione più individualistica?

Sicuramente l’individualismo è una delle direzioni di questa fuga. L’uomo ha bisogno, per sopravvivere e crescere, del suo simile, ma quando il gioco si fa duro tende a pensare solo a salvare se stesso. Questo anche da un punto di vista animale è una scelta errata. Le api ragionano per sciame e grazie a questa logica riescono molte volte, pur sacrificando alcune vite, a superare i pericoli e a proteggere il loro futuro. Se un simile comportamento è impossibile per l’uomo, è però importante continuare a condividere, a fare realtà, a essere comunità. Questa canzone parla sicuramente anche di questo.

Il video del singolo dei Siberia, Nuovo Pop Italiano

–    Date le sonorità internazionali come Interpol, Editors, White Lies a cui siete accostati e visto anche il titolo anglofono della quarta traccia dell’album Strangers in the field of love, avete mai pensato di cantare in inglese?

L’inglese è una lingua bellissima, che al contrario di molti italiani amo e non considero un mero ripiego per la sopravvivenza. Ciò nonostante, non riuscirei a esprimermi con la stessa consapevolezza. La parola è fondamentale, ogni termine ha un suono e un colore, e destreggiarmi in questo senso è l’aspetto che più mi appaga della mia professione.

–   Il fatto di trattare un tema difficile come il modo di affrontare il dolore, ed il superamento dello stesso nella canzone Epica del dolore è qualcosa di piuttosto audace. Ci potreste spiegare il perché di questa scelta?

Il tema del dolore, della sofferenza, ci è sempre stato caro poiché appunto veniamo da ascolti adolescenziali che su questo punto non si sono mai nascosti (ad esempio i Joy Division). Nell’esperienza personale abbiamo potuto constatare che in qualche modo esso costituisce un potente mezzo di miglioramento, un’opportunità formidabile per crescere e tirare fuori la parte migliore. Spesso parlo della mia educazione cristiana: ecco, credo che il messaggio fondamentale sia che la sofferenza non è e non deve essere cieca e insensata, bisogna cercare di incanalarla per trarre da essa la bellezza.

–   Nella quinta traccia invece la sofferenza si faceva da parte, per lasciare spazio all’immagine positiva di una ragazza, Ginevra “fammi vedere che anche se anche il mondo muore nei tuoi occhi è per sempre primavera”. Anche nella terza traccia dell’album si fa riferimento ad una ragazza. Si tratta di un personaggio altrettanto positivo?

La ragazza di cui si parla in Yamamoto (che peraltro ha questo titolo per via dello stilista giapponese Yohji Yamamoto), è sicuramente meno “giusta” di quella di Ginevra. Tuttavia, in maniera un po’ stilnovista, essa finisce per essere comunque uno strumento di crescita, di elevazione, proprio per il contrasto che sa creare.

Il video di Cuore di Rovo, la seconda traccia di Si Vuole Scappare

–     Ho trovato molto bello il pezzo Ritornerà l’estate che si pone in contraddizione con il vostro nome così glaciale. Potreste dirci di cosa parla, e se c’è un motivo particolare per il quale è stato posizionato in chiusura dell’album? 

Ritornerà l’estate vuole essere un pezzo italiano classico, è stato scritto così, in un inverno che sembrava non finire mai. Ha il valore letterale delle sue parole: un auspicio. E per questo, nonché per la sua veste sonora, era davvero ideale come chiusura di un album comunque in qualche modo carico di speranza.

I Siberia hanno cominciato il tour promozionale a marzo, il quale proseguirà il 27 aprile all’Argo16 di Marghera (VE), per concludersi il 4 maggio al Mattatoio Culture Club di Carpi.